Scritti

La Grande Guerra ha prodotto un gran numero di testi letterari ad oggi del tutto sconosciuti, dimenticati o non valorizzati: lettere, diari, romanzi. Manoscritti che sono stati sbrigativamente accantonati in qualche soffitta, tomi che sono stati riposti alla bell'e meglio negli scaffali, per ingiallire e non essere mai più ripubblicati, libri splendidi non sufficientemente considerati dalla critica.
In questa sezione, ci proponiamo di presentare e di ri-leggere alcuni di questi lavori (con un particolare riguardo a quelli prodotti in Italia), selezionati in base all'unico criterio in cui crediamo fermamente: quello dell'alta qualità artistica.
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Sottotitolo: Da Caporetto a Vittorio Veneto: il memoriale ritrovato di un ragazzo del '99
Memoriale di un “ragazzo del ‘99”, ufficiale d’artiglieria della 650ª batteria d’Assedio (riscoperto nel 2015 da Dario Malini), racconta le vicende piccole e immani della seconda fase della Grande Guerra italiana, a partire dalla fine di ottobre del 1917, con il resoconto delle confuse giornate che fecero seguito alla rotta di Caporetto, sino al termine del conflitto, transitando per capitali eventi militari quali la battaglia del solstizio e la battaglia di Vittorio Veneto. La narrazione si chiude nei primi giorni di febbraio 1919, con una visita del giovane ufficiale, a guerra finita, alle città “redente” di Trieste e Gorizia. Il materiale che ha permesso la ricostruzione di questa vicenda è composto da due parti autonome: un taccuino manoscritto e un fascicolo dattiloscritto. Oltre ad una copia assai malandata e senza copertina del Pinocchio di Carlo Collodi, volume che ha accompagnato il giovane autore del diario lungo gran parte della sua esperienza al fronte, secondo quanto da lui stesso riferito: circostanze non senza conseguenze in questa sorprendente narrazione.
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Sottotitolo: La Grande Guerra di un soldato ebreo nell’esercito tedesco
Tutto è cominciato con il ritrovamento, sul banco di un antiquario di Fürth, di una corposa cartella contenente il diario di guerra di un soldato tedesco di religione ebraica (vergato in una fine scrittura talvolta  pulita e ordinata, talaltra confusa e quasi illeggibile; inoltre macchiato in vari punti di umidità e fango), una serie di lettere, fotografie e varie cartoline. Tale materiale racconta mirabilmente la vicenda del soldato Otto nel corso di 4 anni di guerra su molti fronti, incluso quello italiano nel giorni della battaglia di Caporetto, aprendo inediti spiragli sull'ambigu0 rapporto esistente nei primi decenni del Novecento tra tedeschi ed ebrei, in anni in cui la Germania, più d'ogni altra nazione europea, pareva aver posto le premesse di una completa integrazione del popolo eletto.   
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Sottotitolo: Un pittore italiano nella Grande Guerra
Frutto del caso ma anche di un’infinità di circostanze "causali", la pubblicazione de Il sorriso dell'obice di Dario Malini, presso Ugo Mursia editore,  è stata resa possibile dal ritrovamento (avvenuto in un mercatino rionale) della corrispondenza dal fronte di un giovane soldato-pittore romano: Walter Giorelli. Un rigoroso lavoro di ricostruzione della vicenda ha quindi generato  questo testo, permettendo di strappare dall’oblio la figura, l'esempio e il sorprendente valore letterario del soldato-pittore Walter Giorelli.
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Testo prodotto a quattro mani dallo scrittore Paolo Monelli e dal disegnatore  Giuseppe Novello, rappresenta un unicum all'interno dei libri scritti dai soldati della Grande Guerra. Pubblicato nel 1921, costituisce un tentativo riuscitissimo di raccontare la quotidianità della guerra degli alpini con immagini e parole, attraverso il filtro di un'ironia goliardica e giocosa. Il testo risulta purtroppo oggi fuori catalogo. 
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Uscito nel 1921, Le scarpe al sole (Cronaca di gaie e di tristi avventure d’alpini, di muli e di vino) di Paolo Monelli rappresenta, nell'ambito della narrativa di guerra e non solo, un testo fondamentale, di notevole forza poetica e originalità: una epopea malinconica, amara, tragica e allegra che andrebbe riscoperta e valorizzata.
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Uscito  il 30 marzo 1923, in un volume che prende in considerazione il periodo luglio 1914 - maggio 1915, Diario sentimentale della guerra attinge alle voci della politica, della cronaca, della cultura e, anche e soprattutto, ad altro vitalissimo materiale - frasi, umori, stati d'animo, impressioni, riflessioni - raccolto dallo scrittore nel corso delle proprie quotidiane frequentazioni. L'accettazione - attiva o passiva - delle ragioni della guerra nell'esperienza degli italiani diviene l'elemento essenziale dell'indagine, caratterizzata da una prosa piacevolissima e di grande qualità.
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Kobilek - Giornale di battaglia di Ardengo Soffici
Ardengo Soffici, pittore e scrittore di punta della sua epoca, credette fermamente nella guerra come vitale processo di rinnovamento degli uomini e delle società. Interventista convinto sin dal 1914, a differenza di molti suoi compagni, non mutò opinione neppure nello scontrarsi con la realtà effettiva dei combattimenti, creandonsi una visione piuttosto idealizzata della guerra, che può lasciare perplessi ma che in lui appare assolutamente sincera. Vi proponiamo la recensione di Kobilek - Giornale di battaglia, opera importante ma spesso sottovalutata (e non è probabilmente un caso se questo libro non viene più ristampato da decenni).
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La ritirata del Friuli di Ardengo Soffici 
Ardengo Soffici, artista di punta della sua epoca, assisté in prima persona, in qualità di ufficiale addetto all'ufficio propaganda della Seconda Armata, alle tragiche giornate che fecero seguito alla rotta di Caporetto. Nel 1919 pubblicò La ritirata del Friuli - Note di un ufficiale della II armata nel quale racconta gli enigmatici e terribili eventi di quei giorni. Un libro di grande interesse, pochissimo letto oggigiorno.
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Federico De Roberto (autore de I Viceré, membro, assieme a Verga e Capuana, della "triade verista siciliana") scrisse un certo numero di racconti intesi a rappresentare con verità la vita che i soldati della Grande Guerra trascorrevano al fronte; scritti di notevole interesse ma oggi pochissimo conosciuti dal pubblico e in gran parte incompresi anche dalla critica.
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Scritto nel 1921, a Parigi, pubblicato a puntate l'anno seguente sullo «Spettatore» di Corrado Pavolini, e quindi, in volume, nel 1926, L'uomo nel labirinto, romanzo pochissimo conosciuto e oggi introvabile in libreria, è un testo di vertiginosa sperimentazione stilistica. Alvaro non aveva che venticinque anni quando si apprestò all'impresa ambiziosissima di narrare gli esiti della guerra appena trascorsa, di raccontare l'Italia in trasformazione del dopoguerra. Possedeva le carte (artistiche e culturali) per farlo?
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Il 1930 rappresenta un anno straordinario nella biografia di Corrado Alvaro. Fu allora, infatti, che vennero pubblicati due suoi libri importanti: Gente in Aspromonte, che gli valse il premio letterario «La Stampa», e Vent'anni. Articolata riflessione sulla Grande Guerra, "vicenda di giovinezza e di deriva", secondo una felice espressione di Geno Pampaloni, Vent'anni è oggi un romanzo ingiustamente dimenticato.
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Pubblicato nel 1922, I vinti di Caporetto è il racconto autobiografico, vibrante e coinvolgente, della segregazione nei campi di concentramento tedeschi patita dal tenente Guido Sironi, fatto prigioniero il 25 ottobre 1917, durante la battaglia di Caporetto. Il testo vuole fornire un quadro il più possibile esauriente della vita di quotidiana sofferenza trascorsa nei lager tedeschi dai “vinti di Caporetto”, nell’assoluto disinteresse delle autorità italiane. La voce di Sironi è sempre acuminata e riflessiva, volta a indagare con lucidità la situazione nei lager e a descrivere la varia umanità dei compagni che lo attorniano, quella che egli chiama “la verità umana senza veli”. Questo libro rappresenta dunque una rara testimonianza su un’esperienza che coinvolse circa 276.000 soldati italiani, molti dei quali dai campi di concentramento tedeschi e austroungarici non tornarono mai più.
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Anche il sottotenente degli alpini Carlo Emilio Gadda fu fatto prigioniero nel corso della battaglia di Caporetto, finendo internato prima nel lager tedesco di Rastatt quindi a Celle, nello Hannover. Il futuro grande scrittore annotò scrupolosamente gli eventi della propria cattura e segregazione in pagine che non pubblicò mai in vita, da lui considerate tanto disturbanti da essere destinate soltanto a una stampa postuma. 
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La Sagra di Santa Gorizia di Vittorio Locchi
Si tratta di un libro poco conosciuto, illustrato da xilografie di Filippo Binaghi, pubblicato nel 1918 per i Gioielli dell'Eroica. A dare materia al poema è la Battaglia di Gorizia. La scelta stilistica del Locchi è "bassa", "umile", "disadorna come la tenuta del fante", in coraggiosa controtendenza rispetto ai ricercati virtuosismi dell'imperante dannunzianesimo. Ed è probabilmente anche per questo che, letti oggi, questi versi non suonano affatto vecchi, sostenuti come sono da una musicalità schietta e di grande freschezza.
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Colloqui con mio fratello di Giani Stuparich

Opera impervia, coriacea, scolpita, parola dopo parola, in forme di classica perfezione. Testo che, secondo la notissima definizione di Italo Svevo, "pare un tempio”. Una raccolta di prose liriche che l'autore dedica alla memoria del fratello Carlo il quale (arruolatosi volontario assieme a lui, nel 1915) si suicidò nel corso di una battaglia per non cadere in mano austriaca. Questa opera difficile ma straordinaria, vero compendio delle irrisolte e spesso contraddittorie metamorfosi prodotte dalla Grande Guerra nell'animo dei soldati, oggi risulta esaurita e fuori collana.
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Libro formidabile, che Gadda definì «fresco e vivo di vita, vivo di verità, vivo d’un carattere di originalità inconfondibile», anch'esso purtroppo reperibile ormai solo nel mondo antiquario. La scrittura di Giani è piana e sensibilissima: i suoni, gli odori, i volti dei compagni, la natura straziata, tracciano un resoconto intenso e penetrante delle giornate drammatiche della I e II battaglia sull'Isonzo. Il testo, assai più del semplice resoconto di due mesi di guerra steso a caldo, deve essere considerato una meditata riflessione sulla Grande Guerra nel suo complesso. 
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L'opera di guerra più significativa di Fausto Maria Martini, edita nel 1920 e oggi completamente dimenticata. Racconta, tramite una prosa controllatissima, la lenta e faticosa convalescenza del soldato Paolo (trasparente alter ego dell'autore), dopo una grave ferita alla testa subita in combattimento. Una storia di morte e rinascita che vuole forse anche tracciare un ideale percorso di rinnovamento per una società-fenice, disseccata dalla guerra
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Le donne raccontano la Grande Guerra
Non è agevole avere accesso a dirette testimonianze coeve sul modo in cui le donne vissero e giudicarono gli eventi della Grande Guerra. A questo proposito, vi proponiamo due libri molto interessanti e ormai introvabili: L’invasore di Anita Vivanti e la lirica Cieco di guerra di Virgilia D'Andrea.
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Forse il primo diario di guerra pubblicato in Italia. Un testo letto pochissimo oggigiorno, che può invece aiutare a comprendere meglio gli avvenimenti e gli stati d'animo che caratterizzarono le fasi iniziali della Grande Guerra, rivelando inoltre aspetti meno conosciuti  di un personaggio centrale, per quanto negativo, del nostro Novecento. 
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Breve ma straordinario testo (pubblicato nel 1917 in Francia e solo nel 2012 in traduzione italiana, presso l'editore Barbès, in un volume purtroppo già fuori catalogo) del sergente Jean Paulhan (critico, narratore, saggista, moralista e, come lui stesso preferiva definirsi, grammairien delle idee), in cui l'esperienza lacerante del fronte sembra potersi materializzare solo nella forma di un prolungato flusso interiore. E gli effetti devastanti del conflitto si propagano fin dentro il linguaggio: fare la guerra e scriverne è, per Paulhan, la medesima cosa.
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Romanzo dimenticato, ma fondamentale, scritto da un soldato-scrittore la cui opera letteraria controcorrente è stata sovente sottovalutata dalla critica. Rappresenta il tentativo meditato, a oltre un decennio dagli avvenimenti che narra, di riferire dall'interno la trasformazione del mondo mentale di chi si scontrò con la realtà feroce, squallida e priva di senso dei della Grande Guerra.

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Tipico testo propagandistico dell'epoca, è una raccolta di versi edita nel 1917, oggi di difficile reperibilità anche nelle librerie antiquarie. 
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