"La Grande Guerra di Italo Svevo"

Il saggio di Dario Malini La Grande Guerra di Italo Svevo, sulla scorta del rinvenimento di una rimarchevole fonte letteraria ignota de La coscienza di Zeno, mai dichiarata da Svevo né rilevata da alcuno studioso, attua un rilevante ripensamento sui significati del capolavoro dello scrittore triestino, anzitutto in merito ai profondi legami, spesso sottovalutati o misconosciuti, che intrattiene con gli eventi della Grande Guerra. Il testo in questione è la commedia Pace in tempo di guerra di Alfredo Testoni, premiata da un discreto successo di pubblico all'uscita (ottobre 1918) per poi essere rapidamente dimenticata.
Pace in tempo di guerra di Alfredo Testoni
E la circostanza che questa «gaia e lieve commedia […] condita di lepidezze, ravvivata di macchiette» abbia rappresentato un motivo d’ispirazione significativo all'interno della rivoluzionaria narrazione del terzo romanzo di Svevo, delinea un quesito di notevole pregnanza critica, la cui trattazione permette d’entrare davvero nel laboratorio creativo dello scrittore e d’accostarsi al suo pulto (in dialetto triestino, il tavolo da lavoro), osservandone in presa diretta il segreto modus operandi.
Alfredo Testoni nel 1921
Il saggio prende il via inseguendo, come in un poliziesco, la sorprendente nascita de La coscienza di Zeno, opera che segnò un imprevedibile punto di discontinuità nell'esistenza pubblica (ma anche privata) dell’ormai più che sessantenne Ettore Schmitz, triestino di nascita, d’origine ebraica, padre e marito coscienzioso, avveduto industriale, il cui “vezzo” di scrivere romanzi pareva ormai far parte del passato. L’indagine comincia negli anni del “silenzio”, quando lo scrittore, dopo l’insuccesso di Senilità, nell'inderogabile necessità di disporre di un sicuro reddito, dovette infine rassegnarsi a lasciar spazio all'industriale. L’attenta riconsiderazione, in rigoroso ordine cronologico, dei molti e molti fogli prodotti dall'esercizio costante, quasi quotidiano, alla scrittura cui lo Schmitz si applicò – nonostante tutto – nei venticinque anni che separano Senilità dalla Coscienza, mette il lettore sulle tracce dei numerosi motivi sotterranei che condussero al capolavoro. Si accumula, pagina dopo pagina, un'imponente messe di indizi probatori, che permette di desumere come la decisione del triestino di tornare infine a scrivere sia imprescindibilmente da connettere ai terribili eventi della guerra, rispetto ai quali lo scrittore s’era convinto dell’assoluta necessità di prendere posizione, come artista e intellettuale. 
Italo Svevo
Giunto così a quell'attimo di «forte travolgente ispirazione» da cui scaturì La coscienza di Zeno, il saggio La Grande Guerra di Italo Svevo dedica pagine personalissime alla questione della rinascita del gusto del romanzo in Italia, che si concretizzò a partire dalla fine della guerra, circostanza non trascurabile per intendere il terzo romanzo di Svevo quale figlio legittimo di un preciso momento storico e culturale. Nel prosieguo della trattazione, da citare almeno il fondamentale capitolo dedicato alla commedia riscoperta Pace in tempo di guerra, che ne approfondisce le gravide relazioni con La coscienza di Zeno,  permettendo di comprendere come lo scrittore triestino non si sia limitato a rilevare qualche situazione particolarmente originale o brillante della commedia (pur traendovi scene indimenticabili, come quella, satura di implicazioni che s’irradiano sull'intera narrazione, delle tre successive richieste di matrimonio avanzate dal giovane Zeno alle fanciulle di casa Malfenti), ma ne abbia invece isolato ed estratto, evocato ci verrebbe da dire, un intero personaggio (tale Isidoro Ponzetti, «fornitore militare anzianotto, brutto e idiota», secondo la definizione di uno sferzante recensore d’eccezione, il giovane Antonio Gramsci), trasferendolo quindi nel proprio variegato universo creativo, quasi vi avesse scorto, anche al di là delle intenzioni dello stesso Testoni, qualcosa di basilare, capace di fornirgli un rilevante contributo al gravoso lavoro di dar vita e sostanza a Zeno Cosini. E il riconoscimento del contributo della commedia Pace in tempo di guerra alla definizione di questo personaggio – «fratello carnale» di Emilio e di Alfonso (protagonisti dei primi due romanzi di Svevo), ma parente prossimo anche di Isidoro Ponzetti – fornisce un apporto critico significativo alla comprensione delle estreme pagine dello scritto, il cui posizionamento temporale negli anni della Grande Guerra si dimostra essere stato determinato da Svevo sin dalle fasi ideative del romanzo. Il saggio si chiude con il pregnante capitolo “La coscienza di Zeno” e la Grande Guerra, nel quale tutti i percorsi interpretativi trovano un conseguente approdo.
La Grande Guerra di Italo Svevo definisce dunque degli itinerari di lettura inediti riguardo al capolavoro di Italo Svevo, ridisegnandone anzitutto la figura dell’io narrante: Zeno, «vecchio bugiardo che scrive», «sano» borghese produttivo e, al tempo stesso, cinico profittatore delle sofferenze prodotte dalla Prima guerra mondiale, diviene così lo specchio dell’inarrestabile trasformazione dell’uomo moderno, in un’epoca malata, segnata dalla barbarie e da un profondo vuoto morale. Un messaggio di assoluto pessimismo esistenziale che ha il valore di un potente monito ancora oggi angosciosamente attuale.

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