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Il diario di prigionia (inedito) del tenente Anna Felice Sobrero ci permette di osservare da vicino la vita dei militari che erano rinchiusi nel lager di Ellwangen, tra i quali, nonostante il vitto migliorato e la ricca offerta di attività culturali, didattiche e di intrattenimento presenti nel campo, non era infrequente trovare chi nutrisse il desiderio (spesso velleitario) di evadere. Altri vivevano invece la prigionia come uno stato quasi permanente, il cui termine era da fissare tanto distante nel tempo che non valeva neppure la pena di pensarci.