La raccolta "Finis Austriae" di Anselmo Bucci: parte terza

Proseguiamo con l’analisi delle opere facenti parte della serie Finis Austriae di Anselmo Bucci, ultima impresa grafica del periodo bellico, realizzata dall’artista a Pola, nei giorni successivi all’armistizio di Villa Giusti. 

Fig. 7 Il figliol prodigo
Piuttosto enigmatico è il titolo della sesta litografia della serie, Il figliol prodigo (fig. 7), che trova però un illuminante riscontro nella seguente nota contenuta nella prefazione alla raccolta: 
Dopo chilometri di solitudine accade di incontrare un soldato che marcia. Va verso casa il figliuol prodigo; e cammina e cammina; lo zaino del saccheggio non gli pesa. Laggiù, la rada di Pola è una breve pozzanghera; gli incrociatori famosi sono insetti morti sull’acqua morta. L’uomo non lo ama; non si volge a guardarli. Guarda i suoi piedi nel paio di scarpe nuove e manifesta ai campi il suo compiacimento. Le culture sono rare in questa plaga. L’Istria è una regione ricca di sassi, povera di terra e coperta di brughiere.

L’opera raffigura un soldato austriaco che, lasciata Pola, la cui baia si distende nello sfondo in lontananza, fa ritorno a casa, marciando tra le alture. La figura del militare, definita da pesanti contorni, assume rilevante consistenza plastica, facendo da contrappunto alla solidità con cui è delineata la terra istriana “ricca di sassi, povera di terra e coperta di brughiere”.

Fig. 8 Tradotta
Alle partenze dei soldati austriaci da Pola (nota 1) è da ricondurre l'immagine di fig. 8, intitolata Tradotta, che denota intonazione, costruzione e taglio compositivo ricorrenti nei modi di Bucci (per certi aspetti accostabili alle fig. 2 e 3 di questa raccolta, vedere La raccolta "Finis Austriae": parte prima). Diversi drappelli di militari vi appaiono sparpagliati, apparentemente senza ordine. I gruppi che, nello sfondo, si stanno approssimando al treno in sosta, sono masse indistinte e compatte, quasi un tutt'uno con la tradotta, anch’essa resa senza dettagli, come una lunga fascia scura orizzontale da cui fuoriescono sbuffi di fumo che salgono verso un cielo giallo dorato. Nello spazio restante, scorrono le singole esistenze di altri soldati; le une in continuità con le altre, a costituire un unico misterioso flusso vitale. Bucci coglie anche qui la dimensione dinamica dell’essere nel tempo, scegliendo di rappresentare, in quello che era un grandioso spostamento di truppe, null'altro che l’attesa della partenza. Qualche militare cammina, altri siedono, altri ancora si riposano: è la vita che fluisce, come ben evidenziano le due figure in lento movimento in primissimo piano, quasi già fuori campo. Il tutto è pervaso da una vena di sommessa mestizia, che trova unità e una sorta di gravità emozionale nelle linee curve concentriche costituenti il perno dell'immagine, orbite assurgenti a segni dello spazio-tempo, all'interno delle quali ogni presenza trova collocazione e significato. 

Fig. 9 Ritorno ai campi
In Ritorno ai campi (fig. 9) la bicromia verde-seppia denota una intonazione più distesa, che pare allentare la cupezza prevalente nelle scene precedenti. A questo soggetto fanno riferimento alcune notazioni contenute nella prefazione, in cui l’autore evoca la visione che lo aveva ispirato e le fervide impressioni che ancora conservava: 
Soldati e marinai, vestiti più che a metà da agricoltori, attorniano i monumentali buoi di marmo bianco. Parlano tutti un dialetto veneto singolare in cui si sforza di riapparire l’accento paesano.
Il tema dell’opera è incentrato sul contrasto visivo tra l'universo della guerra e il mondo bucolico cui quasi tutti i soldati facevano parte. Riportiamo a tale proposito il perspicace commento di un eccezionale reporter d’arte, Raffaello Giolli, che, nel 1919, scriveva: 
Questo Ritorno ai campi ha ben dentro le poche linee semplici con la chiarezza della ideazione definitiva, uno spirituale significato, un’affettuosa e mesta malinconia, quel muto dolore dei contadini che tornano ad arare la terra, ancora quasi soldati. 
R. Giolli, «Pagine d’arte», n. 6, A. VII, giugno 1919, p. 50 
In questo lavoro il critico ha riconosciuto l’espressione di un’arte avanzata che preannunciava gli sviluppi post-bellici, nelle scelte tematiche e nella compostezza stilistica in cui si armonizzano i contenuti con la struttura compositiva.

Per ora terminiamo qui, dandovi appuntamento al prossimo intervento, con le ultime tre raffigurazioni della raccolta.



Carol Morganti

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Note

1. I soldati e gli ufficiali del cessato regime, rimasti a Pola dopo l’occupazione italiana, vennero fatti partire in treno, così come i trentamila militari slavi che vi stazionavano dopo il costituirsi della nazione slava. L’ammiraglio Cagni aveva dato loro (ad austriaci e slavi) tempo fino al 20 novembre per andarsene (cfr.: Bernardo Benussi, Pola nelle sue istituzioni municipali  dal 1797 al 1918, Parenzo 1923, p. 246).


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