Laboratorio Sobrero (44): L'unica cosa è ridere (15 - 19 gennaio 1918)

Diario di prigionia di A. F. Sobrero (p. 33), acquarello
L’arte mi trascina, mi avvinghia, e tutto, anche la guerra, mi pare ormai ridicolo e stravagante. L’unica cosa è ridere, ridere d’ogni cosa, ridere sempre e comunque per omnia saecula saeculorum
Walter Giorelli (lettera del 16 novembre 1916)
da Il sorriso dell'obice a cura di Dario Malini, Mursia editore
Non è facile seguire le torpide giornate di un prigioniero di guerra, aggirarsi assieme a lui nelle tristi baracche di un lager in cui nulla di rilevante quasi mai accadeva, se non il ripetersi delle abbruttenti sensazioni della fame, del freddo e della tristezza. Il tenente Anna Felice Sobrero, recluso n° 60255 del campo di concentramento di Rastatt, il Russenlager, ci agevola nella nostra esplorazione, mettendoci a disposizione un punto d'osservazione peculiare sul lager, che fa perno su un'arma penetrante e oltremodo liberatoria: quella dell'ironia. 
Partiamo dunque da un suo acquarello satirico, realizzato il 15 gennaio 1918 (inedito come tutti quelli presentati in questo laboratorio), mentre "la fame" si sentiva "più che mai" al campo, determinando anche un certo numero di decessi tra i prigionieri. L'opera sembra bellamente ironizzare sui "diritti e doveri" dell'ufficiale di giornata (carica assegnata a un prigioniero che doveva vigilare affinché la distribuzione del cibo fosse equa e onesta), ritratto mentre espletava l'ambitissimo (e poco dignitoso) diritto di... leccare il fondo del pentolone della zuppa!
Diario di prigionia di A. F. Sobrero (p. 30)
Al solito, Sobrero destinava le sue più graffianti osservazioni al dominio dell'arte, limitandosi invece semplicemente a registrare, nelle note appuntate sul diario, i fatti più rilevanti d'ogni giornata:
15 gennaio Scritto cartolina a casa.

16 gennaio. Disinfezione ore 2 pomeridiane. Piove.

17 gennaio. Il capitano Antonacci di cucina è partito ed è stato sostituito. La fame si sente più che mai!...
Cartolina del 15 gennaio 1918
La cartolina del 15 gennaio ("Scritto cartolina a casa") , riassume in poche parole tutto il dramma della lontananza tra prigionieri e familiari:
15 gennaio. Carissimi, finalmente ricevo le vostre due prime cartoline del 18 e 19 dicembre. Quale gioia per me sapervi tutti bene in salute! Mi immagino certo la dolorosa vostra attesa di mie notizie.
Diario di prigionia di A. F. Sobrero (allegato a p. 30), acquarello
Nello stesso periodo, il suo caustico pennello si soffermava su un altro momento peculiare della vita del campo, quello dell'ispezione notturna delle baracche, attività oltremodo molesta per i prigionieri che, a tarda ora, dovevano subire l'estenuante verifica, restando lungamente in piedi, tremanti per la stanchezza e per il freddo. 
L'acquarello illustra comicamente tale contingenza, effettuata con esagerata solerzia da tre allampanati militari tedeschi, assai buffi nella caratterizzazione fisica, ripresi mentre, tutti impettiti e in tenuta da guerra, controllano le povere cose dei prigionieri. Anche in questo caso, constatiamo come Anna Felice sapesse farsi beffe delle inflessibili regole vigenti nel campo, cogliendone tutta la risibile fatuità.
Intanto, il 18 gennaio, il nome di Sobrero e del compagno Cicconi, il cappellano già citato in precedenti interventi,  venivano inseriti nell'elenco dei detenuti prossimi a essere trasferiti ad altro luogo di prigionia, con partenza fissata per il giorno successivo:
18 gennaio. Nel pomeriggio di ieri vi fu la visita del prelato di Friburgo. Nell'elenco dei partenti vi è il mio nome e quello di Cicconi. Partiremo domattina alle ore 7. Alle 4 versamento di tutto il denaro che si possiede (marchi 1,46!).

19 gennaio. Ore 7 partenza dal campo di concentramento, con cassetta in spalla. 
Prima di lasciare Rastatt assieme a Sobrero, abbiamo la possibilità di fornire un altro esempio della vivacità intellettuale del nostro, attraverso un documento che attesta, tra l'altro, l'esistenza, fin dal gennaio 1918, di un qualche barlume d'iniziativa dei detenuti, atta a proporre dei momenti di distrazione collettiva, come sarebbe avvenuto nei mesi seguenti in altri campi, ad esempio a Cellelager, che si sarebbe contraddistinto nell'organizzazione di conferenze, varie pubblicazioni e concerti. 
Canzone del "Gefangene" a Rastatt, Anna Felice Sobrero (pagg. 1 e 2)
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Abbiamo infatti rinvenuto un testo di notevole interesse, un curioso componimento del tenente Anna Felice Sobrero, intitolato Canzone del "Gefangene" a Rastatt (nota: "gefangene" significa "prigioniero" in tedesco), destinato con ogni probabilità a essere cantato in gruppo, verosimilmente con qualche accompagnamento musicale, come suggerisce l'analisi testuale, assieme alla denominazione di "canzone", certamente da non riferirsi alla forma metrica della poesia, ma da intendersi nel generico significato di "composizione per canto e strumenti" (nota 1). 
Passiamo dunque direttamente al testo, il cui titolo è posto, significativamente, tra due linee di filo spinato. Dopo qualche interessante terzina atta a fornire una vivida visione dell'ambiente del campo, la canzone passa a trattare, con graffiante autoironia, il comportamento dei reclusi in vari momenti della giornata, in particolare in quello della distribuzione del cibo: 

Canzone del "Gefangene" a Rastatt

I) Quando venni a Rastatt trasportato
Col ciumbarallera
e ciumbarallà!
Fui menato in un grande steccato
Col ciumbarallera ecc.
Per scontare la nostra prigion!
Sempre allegri, mai passion!

II) Presi posto in un gran baraccone
Con quasi cento guerrieri prigione
Mi buttai in un mesto canton!

III) Quattro a quattro nel triste convegno
Stanno brande con paglia di legno
vi son brande per tutti i canton!

IV) In quel loco si dorme e si beve
Ciascheduno il suo vitto riceve,
Vi si freme di grande ragion!

V) Le razioni ci vengon servite
In scodelle di terra annerite
Son di terra lavori campion!

VI) Ci si sveglia un po' presto al mattino
Si fa il chiasso un tantin col vicin
Poi ci arriva un gran bel marmitton!

VII) Tutti gridano in fretta "cos'è?"
Dice uno, "è arrivato il caffè"
e comincia una gran confusion!

VIII) Bevon tutti la triste bevanda
Preparata con erba e con ghianda
Qualcheduno vuol doppia razion!

IX) Questo chiasso mi sembra un po' infame,
Ma a tal punto riduce la fame
Vi si perde contegno e ragion!

X) Ma un rumore più sordo e irritante
V'è in presenza alla zuppa fumante
Vi si slancia con grande passion!
Canzone del "Gefangene", Anna Felice Sobrero (pagg. 3 e 4)
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Il poemetto prosegue, sempre più incalzante e sarcastico, facendo un uso accorto di una certa varietà di toni; spesso puntando al grottesco, fremendo talvolta di reale indignazione:
XI) Ma tal zuppa che il sangue ti scuote
Non è che farina, patate e carote
Impastata per mille razion!

XII) Ben due volte nel dì la si piglia
Così vive la nostra famiglia
In sì bella, superba magion!

XIII) Qualcheduno la barba si liscia
E alla notte si fischia e si piscia
E si piscia per ogni canton!

XIV) Con tal cibo il ventre non regge
E con l'aria si fanno scorregge
Ogni culo diventa un cannon!

XV) Di pulirci i tedeschi hanno zelo
ci fan bagno e ci tolgono il pelo
Fan la barba persino ai c...

XVI) Con questo freddo porcaccio e fottuto
Il tedesco, boiaccio cornuto
Non ci dà nemmeno il carbon!

XVII) Ma per darci pietanza più fina
Ci dan cetrioli ch'è odor di lattrina
Chi li mangia fa un'indigestion!

XVIII) Al mattino l'appel si fa fuori
Grida il tenente "Silenzio, signori",
Poi ci fa un discorsetto birbon.

XIX) I lettini son sporchi e son lordi
Siam trattati al di sotto dei porci
Oh che bella civile nazion!

XX) Il prussian che il lamento sentia
Un bel giorno mandò biancheria
Un lenzuolo, un cuscino, un saccon.

XXI) Il lenzuolo è un po' bianco e di lino,
Il cuscino ha colore turchino,
Biancheria di vera occasion.
Ed ecco che scorrono così davanti a noi i momenti più significativi della quotidianità del prigioniero, restituiti in presa diretta, con beffarda lucidità e con un sorriso talvolta amaro, permettendoci di conoscere meglio il triste e spietato mondo che era il lager di Rastatt. Il testo evidenzia inoltre come, nonostante la fame, il freddo e ogni sorta di privazioni, Sobrero non si abbandonasse alla prostrazione e all'abulia intellettuale, ma si adoperasse, con allegra vena goliardica, a intrattenere e confortare i compagni. 
Lo lasciamo dunque a questo punto, mentre,  con la cassetta in spalla e l'animo pesante, lasciava il campo di Rastatt, diretto verso ignota destinazione.


Dario Malini





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Nota 1: Il componimento, vergato su due fogli sciolti, è stato rinvenuto all'interno del diario di prigionia di Sobrero. Non reca datazione, ma è stato certamente composto nel corso della detenzione a Rastatt, come evidenziato dal titolo, dunque entro il 18 gennaio 1918. 


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