Laboratorio Sobrero (43): «Oh, se sapeste con quale ansia attendo una vostra lettera, una vostra parola!» (1 - 14 gennaio 1918)

Diario di prigionia di A. F. Sobrero  (pagg. 24 e 25)
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Accingendoci a ricostruire i giorni e le settimane con cui iniziò il 1918 dei militari italiani rinchiusi nel lager di Rastatt, il Russenlager, partiremo da una laconica considerazione di uno dei tanti ufficiali che vi furono rinchiusi, Giuseppe Denti, il quale, in una lettera inviata alla moglie dal campo, scrisse: "Giorni uguali, tristi. Fame rabbiosa", compendiando in poche efficaci parole l'intero desolante e ripetitivo cosmo dei detenuti (nota 1). 
Un calendario commerciale
E, in un tale contesto, appare non poco spiazzante che Sobrero apra il 1918, sul suo diario di prigionia (inedito e presentato qui in prima assoluta), con il disegno di una sorta di allegro calendario, appeso al muro tramite un grazioso nastrino, sul modello di uno dei tanti albi commerciali che, prima della guerra, solevano annunciare a gran voce la fiducia nel futuro e la gioia di vivere di un'epoca che non sapeva d'avviarsi verso il baratro.
1918, A. F. Sobrero, disegno (1 gennaio 1918)
Si noti, però, come l'almanacco di Sobrero riproduca, al posto del grazioso paesaggio che di  norma contengono tali pubblicazioni, il cupo e desolato campo di concentramento di Rastatt (in una ricostruzione di fantasia), andando a comporre un insieme aspramente dissonante, che sembra sarcasticamente rivelare, con un sorriso amaro, tutta l'insensatezza e il paradosso insito nello spietato funzionamento dell'ordinata macchina del lager.
Le note appuntate dal nostro quotidianamente sul diario, non diversamente dai temi affrontati nelle lettere e cartoline, trattano invece poche, ripetitive questioni, che delineano un mondo malinconico e doloroso in cui nulla sembra mai mutare. Ed ecco qualche estratto dal diario:
1 gennaio. Ore 10, appello in camerata fatta dall'ufficiale tedesco che ci riporta gli auguri del generale tedesco per l'anno nuovo.
Frutta cotta (straordinario): 3 cucchiai.

2 gennaio. È arrivata la prima corrispondenza dall'Italia! In camerata arrivano 3 lettere a 3 ufficiali. Due vengono da Torino! [Nulla ancora per me.] Scritto 9ᵃ cartolina.

3 gennaio. Si farà un'altra protesta , ma più in grande, data la cattiva qualità di cibo e la scarsità.
Diario di prigionia di A. F. Sobrero (pagg. 26 e 27)
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I pensieri di Sobrero, come dei suoi compagni di prigionia, sembrano ripercorrere sempre le medesime tematiche, legate al cibo e all'assenza di notizie da casa:
6 gennaio. Epifania. Frutta a pagamento.

7 gennaio. Stamane è giunta molta posta dall'Italia, ma non ho ancora nulla. Scritto 10 cartolina.

8 gennaio. Scritto la 4 lettera a casa. Nevica forte.

9 gennaio. Sono giunti i primi pacchi di viveri e pane.
Diario di prigionia di A. F. Sobrero (pag. 27)
Piuttosto interessante è il disegno di pagina 27, che mostra la desolata geometria di una baracca del blocco 7, dietro alla quale, oltre il filo spinato, si estende una zona alberata (la catena boscosa della Foresta Nera, verosimilmente). Una ripresa che la descrizione del campo di Rastatt del  tenente Guido Sironi ci può aiutare ad ambientare:
Una distesa infinita di baracche piatte, nerastre, tutte costruite a distanze regolari e secondo un disegno geometrico generale, distinte in 8 blocchi, separati l'uno dall'altro da reticolati e da larghi viali [...]. Verso il tramonto, qualche volta, il cielo si snebbiava; e il vespero nordico, dai colori pallidi, dalle tinte smussate, avvolgeva il lugubre acccampamento come di un sorriso doloroso.
Guido Sironi, I vinti di Caporetto, p. 82 (1922)
Ma continuiamo a seguire le torpide giornate dei prigionieri, come vengono raccontate nei brevi appunti del diario di Sobrero:
10 gennaio. Nevica. Il blocco 7 e 2 sono ridotti a 380 uomini. Continuano le partenze.

11 gennaio. Piove e nevica continuamente. Continua a giungere corrispondenza dall'Italia. Sempre nulla per me.
Posta inviata da Sobrero (2, 6, 8 gennaio 1918)
Nei messaggi inviati a casa dal nostro, di cui proponiamo di seguito qualche brano - tratto dalle cartoline
 del 2 e 6 gennaio (910ᵃ cartolina) e dalla lettera dell'8 gennaio (
4ᵃ lettera) -, vengono ripercorse ancora, ossessivamente, le medesime questioni :
2 gennaio. Carissimi, oggi per il primo giorno è arrivata posta per i prigionieri qui! Oh, se sapeste con quale ansia attendo una vostra lettera, una vostra parola! [...] Il freddo è assai intenso. [...] Speriamo che presto si possa essere tutti uniti. 

6 gennaio. Oggi ancora nessuna notizia, e sono tanto in ansia per voi!

8 gennaio. Qui da qualche giorno comincia a giungere corrispondenza dall'Italia. E potete forse immaginare con quale tensione d'animo s'attende di sentir gridare il proprio nome dal capo baracca, quando la distribuisce. Ma finora... ancora nulla!
Nevica da due giorni. Speditemi ciò che vi chiesi nelle prime lettere e cartoline, pacchi di pane e viveri, specialmente pane, come meglio credete ma più spesso che potete. Il comitato Croce Rossa di Milano, come la Croce Rossa svizzera, prevede pacchi di tre tipi, il migliore è il tipo C e costa 8 lire. Fate ciò che credete meglio [nota: le tipologie dei pacchi erano le seguenti: A) tabacco; B) pane; C) viveri di quattro tipi].
Diario di prigionia di A. F. Sobrero (pagg. 28 e 29)
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Le giornate passavano così, per Sobrero, una dopo l'altra, in fremente quanto inutile attesa di un messaggio dei genitori, mentre il desiderio di fare arte tornava inaspettatamente a manifestarsi, tanto da indurlo a sacrificare i pochi marchi di cui disponeva per acquistare acquarelli anziché cibo: 
13 gennaio. Domenica. Sono di servizio in baracca. Piove. Comprato una scatola di colori ad acquarello. Nel pomeriggio, visita dell'aiutante dell'Imperatore al campo. La brutta impressione che ne riportò è evidente. A quanto pare, per ragioni diplomatiche, ci sarà aumentato il vitto e migliorato l'alloggio.
Infine qualcosa di rilevante accadde davvero:
14 gennaio. Finalmente ho ricevuto le 2 prime cartoline da mamma. Tutti bene e tutto bene! Spedito i pacchi a mezzo comitato di Friburgo. 
Diario di prigionia di A. F. Sobrero (pag. 29)
Chiudiamo qui questo articolo, lasciando Sobrero finalmente un poco sollevato, con la prima cartolina della madre tra le mani. Messaggio lungamente atteso, il cui arrivo, come abbiamo visto, il diario registra in data 14 novembre, in una pagina cui, forse non a caso, fa seguito il lieto disegno di una stufa di ghisa colma di braci ardenti. Oggetto materno e avvolgente, la stufa era apportatrice di vita per i prigionieri nei freddi inverni tedeschi, tanto da essere ripresa con un'intonazione calda e allegra, in una raffigurazione che non può però celare del tutto la crudele realtà del lager, che si evidenzia diafana attraverso alcune finestre da cui si scorge un'altra baracca, del filo spinato e quindi la vasta ostilità della Foresta Nera, che rendeva impraticabile qualsiasi tentativo di fuga. 


Dario Malini





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Nota 1: Giuseppe Denti, Siamo qui come le foglie. Lettere, immagini e note dal fronte e dalla prigionia 1915-1918, Brescia 1997, p. 181. 


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