Laboratorio Allegri (10): In zona di guerra con il 64° reggimento (17 agosto - 6 settembre 1917)

«... giocavamo alla guerra»
(illustrazione di Kataku, 2022)

17 agosto 1917. Terminata in un lampo la licenza, sono ora nuovamente in viaggio su un treno carico di militari (nota 1). Risento ancora la voce del papà che, l’altra sera, mi diceva che avrei avuto bisogno di qualche amico di buona lega per stare allegro in questo trasferimento. A tal riguardo dirò che i miei compagni di viaggio erano, se non di buona lega, almeno di buon umore, senza che potessero nascondere del tutto qualche momento di inquietudine, poiché lasciavano, come me, una casa e dei parenti. I canti, le smargiassate e gli scherzi in cui si sono esibiti per gran parte del percorso bastarono tuttavia a farmi dimenticare quel po’ di malinconia che mi dominava, dovuta, oltre che alla situazione contingente, al fatto semplice e inoppugnabile che io non sono nato per girare il mondo. Mi occorre soltanto il mio piccolo nido e non ho bisogno di conoscere e amare che pochi luoghi e poche persone. 

lettera del 17 agosto 1917 (particolare)

Tornando a bomba, per tutto il viaggio non ho fatto che scherzare [tra me] sulla più seria delle cose: la guerra. Mi figuravo di essere ancora bambino, quando con Dino, Osvaldo e Attilio San Romè giocavamo alla guerra. Ci si rincorreva per il magazzino, ci si nascondeva tra i sacchi di cemento e le travi, indossando, a mo' d’elmo, un secchio sporco di calce che, essendo la nostra testa piccolina, ci insudiciava, oltre ai capelli, anche le spalle. L’azione terminava con qualche scapaccione: potessi buscarmene qualcuno anche ora e farla finita! 

Intestazione della lettera del 17 agosto 1917

Alla stazione di Brescia ho comprato a peso d'oro un cestino da viaggio, poi il treno ha ripreso la sua corsa. Avanti, avanti! Breve sosta a Verona e a Vicenza ed ora eccomi qui all’hotel del Corso di Padova, uno dei migliori della città. Del resto mi pare giusto dormire sulle piume prima di doverlo fare sulle frasche e con quel po' po' di fuochi artificiali. La mia stanzetta non sembra però la più adatta a conciliare il sonno. Poi dicono che, quando si va alla fronte, si dorme male: il letto è persino coperto da un velario!

«Abbiamo cenato all’hotel Leon Bianco»
(illustrazione di Kataku, 2022)

Abbiamo cenato all’hotel Leon Bianco, spendendo, in undici (indovinate un po’? del resto paga il governo), cento otto lire. Poi siamo andati al caffè Pedrocchi, quello famoso che nelle sue sale centrali conserva due grandi carte geografiche del mondo antico a rovescio, vale a dire che l'Africa si trova collo stretto di Gibilterra in basso, e il Capo di Buona Speranza lassù in alto, verso il soffitto. Il perché di questa raffigurazione non mi è noto, ma m'è venuto da pensare che una tale visione ben s’attagliasse anche a questi nostri strani tempi in cui il senso di tutto pare rivoltato.
Poi ciascuno è andato dove meglio gli pareva. Io, con metà della comitiva, sono entrato al teatro Garibaldi per assistere a I vagabondi, tratto dall'omonimo libro di racconti di Massimo Gorki: spettacolo recitato benissimo dalla compagnia Tumiati che ha saputo dare ai poveri e vessati raminghi russi tutto lo scabro carattere della loro fredda terra martoriata.
Più tardi, mentre m’apprestavo ad andare a dormire, ha bussato alla mia porta un cameriere d'età non giovanile, che, con fare militaresco, mi ha domandato di chiudere un’imposta lasciata aperta, perché, sebbene la tenda fosse chiusa, è stata segnalata dall’artiglieria antiaerea: cose che capitano in tempo di guerra. Padova, per quanto ho potuto vedere, è una bella città, con ampi e sontuosi alberghi e palazzi. Domani si riparte e siccome il treno si ferma a Udine, noi proseguiremo su qualche autocarro o treno merci.

«Cormons: qui si vedono soldati soldati e soldati»
(illustrazione di Kataku, 2022)

18 agosto. A Udine siamo arrivati stamane alle 6 per ripartirne alle 13. Come città, in confronto di Padova, non vale niente. Ora siamo a Cormons. Non sappiamo nulla sul nostro destino, neppure se ci fermeremo o se dovremo proseguire. Qui si vedono soldati soldati e soldati, ma ci si può sedere in un caffè e sorbire una bibita al ghiaccio. Se guardo verso Gorizia vedo una serie di palloni frenati: sono gli occhi dell’artiglieria. Non si sente neppure un colpo di cannone. Lunghe colonne di autocarri vanno e vengono. Nei campo [vi] sono moltissimi baraccamenti per le truppe in riposo e per i feriti, depositi di rotaie [e] di materiale innumerevole.
19 agosto 1917. Ieri sera sono ripartito per Udine, per poi dirigermi, secondo l’ordine, a Pasian Schiavonesco (nota 2), distante circa 14 chilometri. Là ci siamo presentati al comando di brigata, abbiamo cenato e, alle 23, siamo stati rimandati a Udine. Alle 10 di stamane, domenica, siamo andati col carro a Pausian di Prato e ci siamo presentati al 64° reggimento di marcia. Io, all'interno di quel reggimento, sono stato destinato al 2° battaglione, 10ᵃ compagnia, che si trova a Faugnacco, a 7 km di strada da percorrere a piedi. Ora sono a Passons. Dopo aver pranzato, malissimo, alla mensa ufficiali, sto partendo per la mia destinazione dove spero di fermarmi a lungo poiché non sembrano esserci pericoli immediati. Tuona da lungi il cannone.

Cartolina del 20 agosto 1917

20 agosto 1917. Ho sentito le prime cannonate ma torno a Udine. Così va bene. Quelli che sono arrivati in orario sono stati inviati, per premio, in trincea, noi, in ritardo arrivati, ritorniamo in Italia.
25 agosto. Il servizio qui è alquanto leggero, in paragone a quello della Porretta, ma l'umore che pervade tutti è cupo, nonostante i giornali strombazzino a gran voce sul buon andamento dell'attacco sul Carso, in zone assai distanti da qui (nota 3). Nessuno sembra fidarsi delle notizie mentre tutti sono ben consapevoli di come le liste dei morti sul campo dell'onore, come si dice, andranno in ogni caso ad allungarsi. La presenza di molti comaschi mi permette tuttavia di distrarmi dai pensieri più tristi e incombenti, evocando qualche barlume di un'antica esistenza. Gli uomini della mia compagnia sono al momento solo ventidue, ma presto molti altri ne arriveranno.

«Per pochi spiccioli le ragazze ci offrono latte, uova...»
(illustrazione di Kataku, 2022)

28 agosto. Ci siamo spostati e ora il 64° è diviso in vari paesucoli, distanti tra loro dai 6 agli 8 chilometri. Il viaggio di trasferimento fu abbastanza confortevole ma piuttosto lungo. I soldati dormono nei fienili e nei granai, gli ufficiali chi presso una famiglia di contadini chi presso un’altra. La mia camera è grande e bellina, ma non profuma di lavanda, animata, nella corte sottostante, dal razzolare delle galline e dal grufolare dei maiali. Qui ci sentiamo i padroni del paese, poiché tutti ci prendono per tali: per pochi spiccioli le ragazze ci offrono latte, uova e, talvolta, anche dell'altro. Per il resto, non c'è modo di spendere soldi perché siamo lontano una decina di chilometri dalla città che possiamo raggiungere, quando ci danno il permesso, in bicicletta.

La mensa del 64° reggimento (settembre 1917)

4 settembre. Continua il mio periodo di vita agreste senza altri scossoni che le voci continue e insistenti di imminenti ordini di trasferimento in prima linea. Mi alzo alla mattina alle 5:30. Dalle 6:30 alle 10:30 c'è istruzione: si corre, si salta, si fa un po' di manovra. Andando e tornando da piazza d'armi si passa accanto a molti vigneti su cui sovente non posso evitare di allungare le mani. 

La mensa del 64° reggimento (settembre 1917)
Attilio Allegri è il primo a sinistra, seduto al tavolo, in primo piano

La mensa è alle 11:30 con a capotavola il tenente colonnello Alfredo Colucci, milanese, che pretende da noi la più immotivata e becera allegria, condita da scherzi d'ogni genere, i più classici dei quali sono quelli detti della "sedia vuota" e del "cul bagnato", che non perderò tempo a descrivere. Finito il pasto, si dorme sino alle 14. Dalle 14 alle 17 si fa istruzione secondaria, a turno. Quindi, sino alle 19, è possibile fare una corsa in bicicletta e una fumatina in compagnia. Infine, alla sera, dopo la libera uscita, ci si corica alle 22. A giorni alterni si deve andare a ricevere truppe dal fronte o a spedirvene altre, uomini in condizioni tristissime, abulici, come incapaci di vedere una via d'uscita da tutto ciò.
6 settembre. Fulmine a ciel sereno, sono stato assegnato alla brigata Emilia, reggimento 119° e 120°, al momento a riposo, dopo aver preso parte a una serie di sanguinosi scontri nel settore Grazigna.



Dario Malini


N.B. L'autrice delle illustrazioni è Kataku, giovane e valente artista pisana. 

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Note

1. Il foglio matricolare di Attilio Allegri riporta, in data 6 agosto 1917: «Nominato aspirante ufficiale di complementi al 67° Reggimento Fanteria» e, in data 8 agosto 1917: «Tale nel 64° Reggimento Fanteria mobilitato in zona di guerra».
2. L’attuale comune di Basiliano fino al 1923 si chiamava Pasian Schiavonesco.  
3. Era in corso l'undicesima battaglia dell'Isonzo, la più vasta "spallata" organizzata dall'esercito italiano contro le linee nemiche. Venuto a trovarsi in estrema difficoltà, prossimo alla sconfitta, l'esercito austroungarico sarebbe stato successivamente fiancheggiato dagli alleati tedeschi nell'organizzazione dell'offensiva di Caporetto.

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