Laboratorio Sobrero (38): La battaglia di Caporetto: lo scontro, la cattura, la fame (27 - 30 ottobre 1917)

dal Diario di prigionia di A. F. Sobrero, 29 ottobre 1917 (acquarello)
Il 24 ottobre 1917, alle ore 2, mentre il maltempo imperversava, le batterie austro-tedesche aprirono il fuoco verso le nostre linee: cominciava la dodicesima battaglia dell'Isonzo. L'attacco produsse in brevissimo tempo la capitolazione dell'ala destra della Seconda Armata e il conseguente sfondamento austriaco. Da ciò, quella che  molti considerano la maggiore sconfitta del nostro esercito, costretto a ritirarsi precipitosamente dall'Isonzo al Torre e al Tagliamento, arretrando quindi ulteriormente verso il Livenza e trovando infine una linea di resistenza salda lungo il Piave ed il Grappa. Fatti arcinoti che non possiamo approfondire qui, destinati come siamo alla ricostruzione, all'interno dei grandiosi eventi della guerra, della singola vicenda del tenente Anna Felice Sobrero, la cui corrispondenza, come abbiamo visto nel Laboratorio 37, aveva avuto una improvvisa e preoccupante interruzione dopo il 20 ottobre, quando la sua compagnia si trovava, a riposo, a Santa Maria La Longa. 
Memoriale cattura (pag. 1), dal Diario di prigionia di A. F. Sobrero
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Privati delle lettere del nostro, disponiamo fortunatamente di un'altra fonte per ricostruirne i movimenti di quei giorni, il suo diario di prigionia (del tutto inedito e qui proposto in prima assoluta), nelle pagine centrali del quale troviamo una sorta di memoriale degli avvenimenti che avrebbero condotto alla sua cattura (nota 1):
Appartenevo alla IIIᵃ Armata e il reggimento si trovava a riposo in S. Maria La Longa quando [dovemmo partire] improvvisamente per recarci a Codroipo, poi a Gemona, in treno, sul fronte della IIᵃ Armata, dove era iniziata l'offensiva austriaca.
Quale comandante la 1ᵃ compagnia (del 49° fanteria), col mio battaglione, fui mandato ad occupare la Forcella Foredor (tra il monte Cuarnan e il Chiampon) il giorno 27 ottobre 1917.
Memoriale cattura (pagg. 2 e 3), dal Diario di prigionia di A. F. Sobrero
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La necessità di occupare forcella Foredor  (1089 m) era parte di un'operazione di copertura di assoluto rilievo strategico all'interno della battaglia di Caporetto, benché piuttosto trascurata dalla storiografia, finalizzata 
al rallentamento dell'avanzata delle forze austro-germaniche (già prossime al Tagliamento) verso la stretta di Trasaghis e Monte Brancot, un'iniziativa che prevedeva il sacrifico dei nostri militari, verosimilmente destinati a rimanere isolati dalla loro linea:
Intanto, mentre la compagnia si stava preparando per resistere al nemico, giungevano militari isolati (e pure degli ufficiali) della 32ᵃ Brigata Fanteria, che dicevano essere stati sbandati dalle intemperie e dal nemico. Non trovando più i loro superiori risalivano verso la forcella. 
Il mattino del 29, seguitavano ancora a giungere altri militari ed ufficiali della stessa brigata quando il nemico si trovò a brevissima distanza da noi (400 metri).
Dopo una prima resistenza fatta dal battaglione, schierato con mitragliatrici e pistole, mi preoccupai di riunire [gli sbandati] e farli giungere al Comando di Battaglione.
[Quando] il battaglione ricevé l'ordine di ritirarsi sulle alture di Gemona, organizzai a difesa un costone che mi fu assegnato dal mio comandante di battaglione. Ebbi un'ispezione del colonnello Zampieri (comandante il 49° Fanteria) che fu soddisfatto dei preparativi da me iniziati per la difesa ad oltranza.
Alle ore 22 [del 29 ottobre] il battaglione riceveva ordine di ritirarsi, mentre di già cominciava il fuoco.
Memoriale cattura (pagg. 4 e 5), dal Diario di prigionia di A. F. Sobrero
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La ritirata verso Gemona, comunicata al nostro quando già la città era in mani nemiche, non poteva lasciare scampo agli italiani:
La discesa dal monte che domina la città era ripidissima. Trovato un sentiero praticabile col battaglione discendemmo in città [giungendovi] alla una e mezza di notte del 30 ottobre 1917.
[Allora non sapevamo che] il nemico aveva già occupato la città da tre ore e la prima linea era già a qualche chilometro oltre la città stessa.
Per entrare in città bisognava scavalcare un muro di cinta. Cosa che feci, seguito da [alcuni] soldati. Ma il nemico era già appostato dietro al muro, sicuro che dei nostri reparti sarebbero presto o tardi comparsi. 
Memoriale cattura (pagg. 6 e 7), dal Diario di prigionia di A. F. Sobrero
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Scavalcato il muro, Sobrero si trovò faccia a faccia con un drappello di soldati austriaci, dei quali va sottolineato il comportamento cavalleresco e l'attitudine (peraltro confermata da numerose testimonianze coeve) a non far uso delle armi, se non era strettamente necessario:
Così, scavalcato il muro, mi trovai di fronte diversi soldati austriaci che, a fucile spianato, ci intimarono la resa, mentre tre [di loro] celermente (tutto è avvenuto in pochi secondi) mi strappavano la pistola, mettendomi nell'impossibilità materiale di potermi difendere. Ebbi però l'accortezza di gridare a coloro che ancora non erano saltati: "Attenti! Sono fra gli austriaci", cosa che mi fruttò d'essere malmenato dai soldati austriaci. 
Diario di prigionia di A. F. Sobrero (pag. 1)
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Dunque, 
la notte del 30 ottobre il nostro cadde in mani austriache, assieme ai superstiti della sua compagnia. 
Per ora ci  fermiamo qui, lasciando al prossimo capitolo la narrazione  dell'estenuante viaggio dei prigionieri verso il lager. Prima di chiudere, vogliamo però ripercorrere le campali giornate del 29 e 30 ottobre, riportando le brevi e pulsanti note con le quali comincia il diario di prigionia del tenente Anna Felice Sobrero:
29 ottobre. Forcella Foredor - ore 10. Dopo una prima resistenza fatta con le mitragliatrici dal Cuarnan. Terrago è ferito. Ordine di ritirarsi in ordine su Gemona. Organizzazione sulle Cime di Gemona per la difesa. Ordine di ritirarsi alle 22. Discesa fatale in Gemona. Tenente Civera sparito. Goia ucciso. E Betti? e Pizzamiglio?...

30 ottobre. Ore 2 - Prigioniero. Il salto del muro!.. Ripreso. Portato sul piazzale della chiesa con Favero, Marchisio, Odasso, Zangri, Massa, Guarnieri. Nel castello di Gemona, tutti in una camera. E mangiare? Ore 14 partenza a piedi per Tarcento. Nella banca. E mangiare? 
Con la costernata constatazione dei numerosi morti e feriti, e la ripetuta e quasi incredula domanda: "E mangiare?", che anticipava la terribile condizione di malnutrizione che avrebbe caratterizzato la cattività di tutti i nostri militari rinchiusi nei lager, cominciava la segregazione di Sobrero, la cui destinazione sarebbe stata il campo di concentramento di Rastatt, in Germania, dov'era rinchiuso anche l'ufficiale degli alpini, e futuro scrittore, Carlo Emilio Gadda (nota 2).




Dario Malini





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Nota 1 Era pratica piuttosto comune per gli ufficiali raccogliere in un memoriale i fatti salienti che avevano condotto alla loro cattura nel corso della battaglia di Caporetto, anche in previsione di possibili accuse. Ed in effetti, tutti gli ufficiali fatti prigionieri in quell'occasione, al rientro in Italia, al termine della prigionia, avrebbero dovuto consegnare ai propri superiori un "temino" contenente il racconto della loro cattura. Il testo di cui disponiamo è evidentemente una prima bozza, una sorta di "brutta copia", disseminata di cancellature e ripensamenti, ma piuttosto chiara nella delineazione della vicenda, redatta verosimilmente nel 1918, come farebbe pensare il lapus in una data a pagina 4 del memoriale, indicata come "30 ottobre 1918".
Nota 2 Gadda venne catturato dai tedeschi sull'Isonzo, presso Capretto, il 25 ottobre 1917, giungendo, dopo interminabile e sfibrante viaggio, al campo di concentramento di Rastatt il 5 novembre.


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