Laboratorio Sobrero (35): La calma tra le tempeste (9 giugno - 14 agosto 1917)

Trincea sul Carso
«Domenica del Corriere» n° 23 del 1917
Eccoci nel mese di giugno 1917. Terminata la durissima prova della decima battaglia dell'Isonzo, era tornata una certa calma sul Carso, ove era stanziato il 49° Fanteria del tenente Anna Felice Sobrero. Una situazione di (relativa) tranquillità solo temporanea, poiché sembrava piuttosto scontata, e anche imminente, la diramazione dell'ordine di intraprendere una nuova azione che rendesse  la linea italiana meno precaria, nell'eventualità di un attacco nemico che avrebbe anche potuto attingere a forze fresche, trasferite dal fronte orientale dove la Russia versava in condizioni politiche e militari preoccupanti. Cadorna riteneva infatti che, per ottenere una posizione ottimale ai fini della difesa e dell'offesa, fosse necessario assicurarsi l'altopiano della Bainsizza, la cortina formata dalle alture dell'anfiteatro goriziano e la linea Trstely-Hermada. Ma, anche escludendo tutto ciò, l'imminenza di una grande offensiva si annunciava ai militari italiani anzitutto dall'osservazione degli ingenti spostamenti di mezzi e truppe che s'andavano svolgendo, da non potersi attribuire a nessuna altra ragione. 
Lettera del 10 giugno 1917 (particolare)
In un tale frangente, viene da domandarsi quale fosse lo stato emotivo di ufficiali e soldati, come riuscissero a sostenere la tensione provocata dall'appressarsi di una nuova battaglia. Al solito, cercheremo di comprenderlo in presa diretta, servendoci delle lettere (inedite) del tenente Sobrero. Il quale, come vedremo, non sembrava angosciarsi più di tanto per ciò che lo aspettava, avendo ormai indossato quella sorta di divisa di impassibilità e fatalismo tanto abituale nel combattente, quasi inscindibile da quella grigioverde d'ordinanza. Così l'8 giugno, dopo aver, al solito, tranquillizzato i propri genitori in merito ai rischi della guerra, li invitava a venirlo a trovare. E, qualche giorno dopo, si occupava di dare un ricambio alle scarpe sfasciate del fratello Emilio (radiotelegrafista, anche lui sotto le armi, in una posizione poco distante). Per poi concentrarsi via via sulle incombenze e sugli svaghi del momento, escludendo ogni pensiero che riguardasse il prossimo scontro o il futuro non immediato. A riprova di ciò, proponiamo qualche estratto dalle sue lettere di quelle  giornate:
9/6 Carissimi, ho ricevuto la vostra lettera ieri sera, che feci leggere anche al capitano Morini, dal quale dipendo. Disse che scriverà alla mamma per rassicurarla. 
Mamma o Papalino, potreste venire a trovare me ed Emilio [nota: come già detto, Emilio è uno dei fratelli minori di Felice]. Venite col treno a Palmanova, telegrafandomi il giorno prima l'ora dell'arrivo. Io sarò colà ad attendervi o manderò qualcuno.

10/6 Oggi inviai Cellai da Emilio e tornò ora. Gli ho mandato su un paio di scarpe, del grasso per le medesime, da leggere. ecc. Sta benissimo e vi manda a salutare. Riguardo a quel che vi scrissi, di venirci a trovare, pare che proprio oggi siano arrivati degli ordini di altri grandi traslochi, perciò rimandiamo per ora. [...]
Qui non piove da trenta giorni e il caldo secco minaccia di mandare a male quel po' di verdura che cresce. E i soldati sono asciutti, arsi come questa terra, ed agognano l'acqua pure loro.

14/6 Ieri vi furono incendi qui vicino e col mio reparto riuscii a spegnerne alcuni. Ho già avuto elogi dai comandi della zona e... altri più elevati ne attendo!

16/6 In quanto a Dino [nota: altro fratello minore di Cici, più giovane anche di Emilio, prossimo ad essere arruolato], se va in fanteria non ha altro da fare che venire al 49°. Ieri ne ho parlato al colonnello che mi disse lo stesso. Tanto più che ho proprio bisogno di un segretario qui al Carreggio!

18/6 Vi ho spedito un telegramma ieri sera. Spero, papà o mamma, che verrete a vederci! Emilio è tornato a Gradisca. Stamane vado da lui a preparare in maniera che possiate venirci a trovare.
Cartolina del 20 giugno 1917
firmata Cici, Papalino ed Emilio
Il 20 giugno dobbiamo registrare uno di quegli eventi, solo apparentemente marginali, cui la Storia ufficiale della Grande Guerra non può dare voce. Quel giorno Ettore Sobrero, padre del nostro e creatore dell'omonimo calzificio, giunse in treno a Palmanova, prese alloggio all'albergo Rosa d'Oro, raggiunse Versa (nota 1) e si riunì finalmente ai figli Cici ed Emilio, trascorrendo con loro due giorni. Fornito di un apposito lasciapassare che Cici era riuscito a procurargli, s'aggirò assieme ai due combattenti per le retrovie vedendo "molte cose":
22/6 Cara mamma, papà è partito. È stato contentissimo di passare due giorni con noi e noi pure. Ti potrà dire come stiamo bene e recapitarti i baci che ti abbiamo mandato. Papà ha visto molte cose e ti racconterà.
Cartolina del 25 giugno 1917 (pag. 2)
Quindi Anna Felice Sobrero dovette tornare in prima linea. Tutte le armate che combattevano sul Carso utilizzavano le grotte  presenti naturalmente in gran numero nel territorio come rifugio militare. In una di queste, il nostro (secondo quanto scrisse nei messaggi del 24 e 25 giugno) trascorse ben cinque giorni a lume di candela, senza potersi lavare o cambiare, uscendone solo di notte, per evitare i colpi dei cecchini. Le seguenti lettere  ci raccontano tutto ciò, pur in un modo al solito assai edulcorato, documentando le penose condizioni in cui dovevano vivere ufficiali e soldati su questo fronte:
24/6 Carissimi, sono qui al comando di reggimento in linea, a fare funzione (giacché il capitano Morini è provvisoriamente all'ospedale) di aiutante maggiore in 1ᵃ al colonnello Zampieri. Sono in una bella caverna sicura, formata da stalattiti e stalagmiti rossi. Ed è fresca, che il caldo non si sente. È sempre notte ed ogni tanto si... esce a riveder le stelle!!! Stasera arriverà Cellai con la mia roba, e tra cinque giorni scenderemo nuovamente al carreggio. 

25/6 Non posso fare fotografie o scrivere a lungo, né tanto meno lavarmi o cambiarmi. Vi assicuro che non distinguo il giorno dalla notte, perché sto sempre in caverna al lume della candela!
Lettera del 24 luglio 1917 (pag. 3)
Chiudiamo questo intervento con una serie di messaggi piuttosto inconsistenti riguardo agli avvenimenti ufficiali della guerra, ma colmi di un qualcosa di prezioso: la misconosciuta materia di cui era fatta la quotidianità di un combattente:
3/7 E Dino? cosa fa? Mi scriva appena avrà conosciuto qualche ufficiale mio amico, così potrò essergli utile.
Ho fatto altre foto con Emilio, tutte insuperabili: del ponte di Sagrado distrutto dalle cannonate, ora in riparazione, di Sagrado in rovina, ecc.

10/7 Ho parlato di Dino stamane al colonnello Zampieri, che dice: "Stia a Torino fin che può e crede di potervi restare. Poi, quando prevede d'essere sul punto di partire, avverta me immediatamente che lo farò subito richiedere per il Comando di Reggimento come scritturale o altro".
NON VADA ASSOLUTAMENTE in corpi mitraglieri o altri reparti speciali, dove gli chiederanno di entrare di sicuro. Capito?
Vi mando qui la foto dei miei cagnolini. Erano sette, ma ora sono nove. Uno mi viene sempre dietro ed è quello che nella foto tiene la lingua fuori. Mi piace anche quello che ha l'orecchia alzata: il primo è Buby, l'altra è Loretta. Emilio ne vuole uno e glielo darò. Sono puri pointer.

14/7 Vi avverto che per disposizione del generale Paolini mi assegnano il comando di una Compagnia (essendo io già nel quadro d'avanzamento a capitano). Tra due o tre giorni raggiungerò la mia Compagnia (la 10ᵃ). E può essere che Dino capiti sotto le mie grinfie! La 10ᵃ compagnia è a riposo nel Vallone [nota 2] e vi resterà ancora per un bel po' di tempo. Certo mi troverò bene anche colà.
L'altro ieri sera Emilio venne qui con due compagni e assistemmo a uno spettacolo musicale alla "Casa del soldato". Ieri poi è tornato a ritirare la cagnetta Loretta: io non la potrei tenere in compagnia, mentre lui ha a disposizione una villa!
Ieri vi fu la sfilata in parata del reggimento dinanzi alla bandiera. Null'altro da dirvi.

22/7 Carissimi, ho molto da fare giacché sono quasi in linea e vi starò altri quattro giorni. La mia Compagnia mi piace e spero di non dispiacere io troppo a lei. I soldati sono bravi ma talvolta un poco scontrosi, segnati da tante battaglie e cupi come le caverne in cui stanno. Fra qualche giorno avremo il cambio e ce ne andremo a riposo. 

24/7 Mamma carissima, sono qua colla mia Compagnia che non è poi la 10ᵃ ma la 1ᵃ. [...]
Ho qui un soldato della classe 1878, arrivato l'altro ieri. Lo feci chiamare e gli chiesi, vedendo la faccia strana che mi faceva: 
- Che mestiere facevi da borghese?
- Facevo la barba a suo padre!
In principio credevo scherzasse, ma poi mi spiegò che [da giovane] era garzone di Polita. Poi impiantò un suo negozio di barbiere alla stazione di Casale.
E aggiunse:
- Suo padre qualche volta, prima di imbarcarsi per Gassino [nota: tratta da Casale Monferrato a Gassino sul fiume Po], si faceva la barba da me.
Mi parlava così, gentilmente, ma continuava a guardarmi torvo. Ed io dovevo concludere che questi soldati della 1ᵃ Compagnia sono davvero dei tipi originali!

26/7 Mamma carissima, papà mi scrisse una bella letterona, informandomi della nuova macchina fotografica che ha acquistato per me e del vestito che mi fece fare. Grazie di cuore!
Ammiro sempre i bei disegni di Cesarino [nota: fratellino, in età scolare, del nostro]: qui tutti si sono sorpresi di come ha saputo bene rendere le trincee e il filo spinato! 

27/7 Mamma carissima, sono sceso al Vallone a riposo. Qui gran caldo, come da voi... credo.

30/7 Sono sempre al Vallone e forse andremo a riposo il 2 del mese che verrà. Benone! Ieri sono stato da Emilio a passare la giornata: assieme a lui mi capita talvolta di dimenticare la guerra per un attimo, ma... solo per un attimo!!

2/8 Sto benone. Il reggimento parte stanotte per le retrovie: andremo a riposo. I miei soldati, scosse le preoccupazioni di dosso come muli fradici, ridono, cantano, si prendono in giro l'uno con l'altro, paiono bambini!

10/8 Carissimi, da tanto tempo non ho più potuto scrivervi per i troppi impegni, ma in compenso ho visto Papalino e mi è rincresciuto tanto che non si sia potuto recare con me a Clauiano, ove sto colla mia Compagnia.
Papà mi portò il vestito e la BELLISSIMA macchina fotografica che ora sto studiando nei pochissimi momenti liberi che mi rimangono. Un'altra novità: pare che siamo passati alla 31ᵃ divisione, 11° Corpo d'armata. Così sono di nuovo con Emilio. 

14/8 Sto benone. Qui fa gran caldo ma meno che un poco più a est dove una tempesta tutt'altro che rinfrescante sta arrivando! Ma non abbiate timore e sperate per il meglio.
Di lì a poco sarebbe iniziata l'undicesima battaglia dell'Isonzo, il cui obiettivo era anzitutto la conquista dell'altipiano della Bainsizza. Uno scontro feroce che coinvolgerà il 49° Fanteria. 
Cosa ne sarebbe stato del tenente Anna Felice e del fratello Emilio? 




Dario Malini







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Nota 1  Versa, frazione di Romans d'Isonzo, dista 10 km da Palmanova. La cittadina faceva parte dell'Impero austro-ungarico prima di essere occupato dalle truppe italiane, nel maggio 1915, fungendo quindi da retrovia e sede di ospedali da campo.
Nota 2  Il Vallone di Gorizia, una valle ad U di origine fluviale, si trovava nelle immediate retrovie del fronte, ma al riparo dall'artiglieria. Parte dalla foce del fiume Timavo terminando nella periferia sud di Gorizia.
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