Laboratorio Sobrero (24): "Scavo sotto una valanga per trovare soldati!" (marzo 1916)

Lettera di Sobrero del 3 marzo 1916
"Qui nevica sempre..."
L'inverno del 1916 fu davvero terribile, caratterizzato da freddo acuto e nevicate d'intensità eccezionale su tutta la catena alpina. I militari che presidiavano le linee montane dovettero affrontare condizioni di vita estreme, talvolta quasi intollerabili. Per descrivere questa situazione limite, lasciamo anzitutto la parola a uno dei più noti giornalisti italiani d'inizio Novecento («Corriere della Sera» del 12 marzo 1916, pag. 3):
Non si ricorda  un inverno più ostinato e perverso nella cerchia delle nostre Alpi. Oltre nove decimi delle nostre posizioni sono coperte dalla neve. Dal 22 febbraio nevica quasi senza interruzione. [...] L'altezza della coltre gelata sorpassa in molti luoghi i sei metri. Tutto quanto è sepolto. Battaglioni vivono in baraccamenti bloccati dai quali i soldati emergono per cunicoli strani, scavati attraverso lo spessore delle nevi accumulate. [...] Valanghe e valanghe caddero per tutte le valli: se ne segnalano a decine ogni giorno.  [...] I camminamenti si colmano, le vallate si ostruiscono, persino alcune grandi vie di comunicazione rimangono bloccate sotto strati di neve alti 10 metri. Delle pattuglie sono sorprese dai crolli improvvisi, dei baraccamenti spariscono investiti dalle grandi frane candide, che in certi momenti fanno sembrare tutta la montagna in movimento. Le carovane di rifornimento si perdono nella tormenta e cercano scampo vagando per giorni in una cecità terribile. 
Sulla fronte italiana di Luigi Barzini
Di seguito, osserveremo tutto ciò in presa diretta, avvalendoci di alcune lettere inedite di Anna Felice Sobrero, sottotenente del 49° Fanteria, stanziato nella zona di Passo Valles, valico alpino delle Dolomiti, dove, nel mese di marzo 1916, la situazione climatica si faceva via via più preoccupante:
3/3 Qui nevica sempre... dove andremo a finire? 8 giorni!!
4/3 Domani mattina parto per il distaccamento di Q. [Quota 2288]. [...] Qui nevica da 9 giorni! E nevica sempre! Che fare?
5/3 Passo Valles. Seguita ancora a nevicare di continuo, e non ho potuto recarmi in distaccamento. Forse partirò oggi con gli ski [sci]. Unisco una foto di una delle gallerie di neve che abbiamo scavato: quel puntino che vedete in fondo sono io.
Lettera del 6 marzo 1916 (pagina 3 e 1)
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Drammatica è la lettera del 6 marzo, che evidenzia quanto reale e incombente fosse per i soldati il pericolo di rimanere sepolti sotto una valanga:
Cima Valles, 6 marzo 1916. Carissimi, è il secondo giorno di carnevale! E non potevo passarlo più... di così. Figuratevi che è un giorno e una notte che scavo sotto una valanga per trovare soldati! Una nostra pattuglia fu investita da una valanga fenomenale: abbiamo tirato fuori un sergente e un soldato ancora vivi e già nove cadaveri! Eppure si spera sempre! Oggi sono arrivati il Cappellano e il Colonnello e si seguita incessantemente a scavare. Il sergente, dopo dieci ore d'agonia ha passato la crisi e mi ha riconosciuto. 
Il Maggiore lavora pure lui come un operaio qualunque, non v'è distinzione di grado! Quando si trova qualcuno è uno spettacolo tristissimo! E seguita sempre a nevicare. In alcuni punti non si ha idea della profondità della neve! Tre, quattro, cinque metri, e nei valloni più del doppio! Eppure si continuano a tracciare strade, mulattiere, ecc. Ora scrivo, riposandomi un po' di tempo, poi darò il cambio a qualcuno.
(Nota: cliccare qui per ingrandire la seconda pagina della lettera del 6/3/1916). 
Lettera del 9 marzo 1916 (pagina 1)
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Ma tutto ciò non smuove di una virgola l'inflessibile andamento delle attività dei militari in linea, al punto che i messaggi di Sobrero dei giorni successivi non fanno più alcun cenno all'episodio, che rientrava evidentemente nella triste normalità delle possibili evenienze di quell'inverno infausto. 
Solo pochi giorni dopo, una nuova valanga travolse un altro soldato, veniamo a sapere dal messaggio del 9 marzo, che documenta inoltre le disperate condizioni in cui dovevano vivere e lavorare i soldati:
Passo Valles, 9 marzo 1916. Carissimi, ieri la posta non è partita, sempre causa neve. Siamo stati in ricognizione e ho lavorato ancora tutta la sera per estrarre un mio soldato travolto da una valanga mentre passavamo... E lo abbiamo estratto pure cadavere. Ho fatto tutto quello che ho potuto... ma pazienza. Se sapeste quanta neve viene giorno dopo giorno, non posso neppure andare a dormire nella mia tana!!! Dormo ove mi trovo! in qualunque sito. Temiamo solo di non trovare la legna per scaldarci, per il resto... tutto è buono.
(Nota: cliccare qui per ingrandire la seconda pagina della lettera del 9/3/1916).
Cartolina del 10 marzo 1916
Nei giorni successivi la neve non smise di cadere, cominciando ad attenuarsi solo a partire dal 19 marzo:
10/3 Carissimi, da più giorni siamo bloccati nelle tane nostre! Speriamo [di poter] uscire al più presto. La neve supera ora i 4 metri! Speriamo cesserà!! E che la posta possa partire! Da 6 giorni non ne riceviamo.
12/3 Ho ricevuto la chitarra! Qui nevica sempre! Speriamo bene!
13/3 Il Maggiore è così desolato per le recenti valanghe! E per quelle che cadono di continuo. [...] Ho un po' di tosse in questi giorni, ma spero si tratti di cosa da poco. [...] Nulla di nuovo a dirvi, e potete leggere nei giornali a quali altezze giunge la neve! 
16/3 Forse dopo 10 o 15 giorni avrò un pochino di riposo a Falcade!
17/3 Inviatemi, ma subito perché me lo ordinò il dottor Boffa, un flacone di lievito di birra, perché ho un foruncolo nel collo e per evitarne altri. 
19/3 Ha cessato di nevicare finalmente ed è spuntato un gran bel sole adesso! Oggi hanno bombardato per due o tre ore ma senza successo perché eravamo tutti ai ripari. Il foruncolo, benché medicato benissimo dal dottor Boffa, ancora mi duole.
21/3 Oggi nevica nuovamente, ma non forte come nei giorni scorsi.
23/3 Ieri non ho potuto scrivervi perché ero di giornata. Vi do la lieta notizia che dopodomani andrò a riposo a Falcade. [...] Unisco qui una fotografia che mi feci fare di recente, davanti alla mia baracca, tutto infagottato e cogli stivali da neve. Che ne dite?
26/3 Son giunto a riposo ieri sera. Mi fece tanto effetto dormire in una cameretta con due lenzuola che, benché ruvide, mi sembravano di seta! Volete saperne una bella? Quel certo mio compagno di corso che ora è sottotenente con me, fu investito da una valanga assieme a tanti altri. Si salvò e seppe indicare dove erano rimasti sepolti il Capitano e circa una ventina di soldati, che vennero così tutti salvati. Verrà proposto per la medaglia al valore e forse l'avrà.
30/3 Se già non ve lo dissi, vi informo che stiamo facendo nuovamente la puntura antitifoidea (come l'anno scorso) e da due giorni sono a letto. Fra sei giorni farò la seconda e più in là la terza. [...] Ho ricevuto stamane il vostro pacco. Grazie tante delle caramelle, del lievito di birra e delle calze. [...] Qui seguita a nevicare, ma ormai è solo neve bagnata che depositandosi a terra alimenta il fango.
Terminava così il durissimo marzo 1916 di Anna Felice Sobrero, mese nel quale, a causa del clima rigido, si produssero moltissime morti tra i militari stanziati sulle linee dolomitiche, nonostante il sostanziale blocco delle operazioni. E non ci si deve stupire di come il nostro paresse adeguarsi, con fatalismo e remissività, a tale stato di cose imposto dalla logica dei generali, che consideravano le perdite di vite umane, anche di quelle non dovute ai combattimenti (è il caso dei caduti a motivo del freddo o delle valanghe), un inevitabile effetto collaterale della guerra. In tutto ciò, appare piuttosto significativo che Sobrero coltivasse però anche una sotterranea aspirazione alla fuga, istanza in qualche modo parallela alla sua scrupolosa adesione al ruolo di soldato.
Lettera del 3 marzo 1916 (pagina 2 e 3)
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Per vedere cosa ora andasse progettando in tal senso, dobbiamo riprendere la sua lettera inviata alla famiglia il 3 marzo:
3 marzo 1916. [...] Intanto ho da confermarvi che non farò alcuna di quelle domande di cui vi scrissi [nota: le domande riguardavano un corso per aviatori e la richiesta di trasferimento nelle colonie italiane], perché ho qualcosa in vista! Il Maggiore mi disse già da tempo che mi conservava un posto speciale, tanto più che ero meccanico pratico. E quel posto è giunto oggi (forse) con le calze famose [che gli avete inviato], che tutti trovarono belle, come la foto della [nostra] fabbrica [nota: si ricorda che i Sobrero possedevano un importante calzificio nei pressi di Torino]. E il maggiore prese lo SCATOLINO [contenente le calze] ben contento! E il posto, son quasi sicuro, è "Comandante la sezione Mitragliatrici Fiat". Come son contento, credo andrò a Brescia o Parma a fare un breve corso di istruzione. Attendo ora ulteriori ordini,ma stasera mi disse se ero contento!
Potete capire che è un posto magnifico, che opera indipendentemente, salvo dal Comandante di Battaglione! Vedremo!
L'assegnazione a Sobrero di questo incarico, che avrebbe certamente implicato maggior sicurezza e autonomia, non arrivò nel corso di tutto il mese di marzo. Ma l'affaccendarsi tanto frequente, il continuo suo affannarsi nell'individuare una qualche via di fuga possibile (alternativa percorribile alla "fuga impossibile", che sfocia nell'alienazione, di cui scrive Antonio Gibelli), può assumere un valore universale, aiutandoci in qualche modo a ridefinire il profilo del soldato della Grande Guerra, spesso mistificato da una certa retorica nazionalista. 
Ci fermiamo qui, per ora. Nei prossimi interventi continueremo a seguire il percorso di Sobrero lungo le trincee delle Dolomiti (e vedremo di sapere qualcosa sulla tanto attesa posizione di Comandante la sezione Mitragliatrici Fiat), mentre i combattimenti, con l'attenuarsi del freddo, avrebbero ripreso forza e distruttività.



Dario Malini







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