A.G.G. n° 14 - Luglio - agosto 2013

Favole di guerra
Infanzia e propaganda
La Grande Guerra rappresentò per l'Italia un'esperienza collettiva senza precedenti, capace di mobilitare ogni settore della società, compresa la popolazione civile. E non è certo un caso che proprio a quegli anni si faccia spesso risalire la nascita della propaganda moderna: assicurarsi una quanto più estesa possibile condivisione delle ragioni della guerra fu infatti allora ritenuto un obiettivo strategico, perseguito con assoluto e "modernissimo" cinismo, valendosi d'ogni mezzo a disposizione. In tale contesto, per la prima volta, si sentì l'esigenza di sensibilizzare al “fine supremo” della vittoria anche i bambini. E i programmi scolastici vennero presto prevedendo specifiche attività finalizzate all'esaltazione degli ideali nazionali, quali la lettura di articoli di giornali, lo studio della geografia dei territori coinvolti nei combattimenti, la raccolta di fondi e materiale per i soldati, la visita ai combattenti feriti e mutilati e così via
Anche il mondo della scrittura si adeguò in fretta a tali istanze, cosicché i racconti fantastici, le storie d'avventura e i fumetti di quegli anni vennero invariabilmente infarciti di tematiche interventiste e ideali patriottici. 
Il numero 14 di AGG, di luglio-agosto 2013 vuole proporvi un'approfondita ricognizione intorno alle "favole di guerra" (denominazione che qui riferiamo genericamente ai libri destinati all'infanzia, senza però dimenticare una particolare accezione del sostantivo "favola": invenzione, bugia, fandonia), ponendosi  su tale produzione delle domande pregnanti. In che modo venne utilizzata la narrativa per mobilitare i giovani intorno agli ideali della guerra? Come si trasformò l'immaginifico linguaggio dei libri per l'infanzia al fine di scendere a patti con gli imperativi della propaganda?
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Cominciamo occupandoci di Yambo, al secolo Enrico Novelli, uno dei più eclettici e abili scrittori di letteratura per l'infanzia della prima metà del Novecento. Allo scoppio della Prima guerra mondiale, Novelli è corrispondente dal fronte per La Nazione. Nel medesimo periodo scrive e illustra un'interessante "favola di guerra", Ciuffettino alla guerra, libro dato alle stampe nel 1916, il cui protagonista aveva visto la luce nel lontano 1902, in occasione della fortunata pubblicazione del testo Ciuffettino, anch'esso scritto e illustrato da Yambo. Prima di avvicinarci al racconto di guerra del 1916, dunque, può essere interessante sfogliare il volume che di tale lavoro è il diretto progenitore (si tratta di un libro esaurito da decenni). Ecco il link a Yambo e il primo Ciuffettino
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Nel 1916, dunque, "il bambinetto alto quanto una pianta di basilico" compie un salto sperticato, da un libro all'altro, atterrando in Ciuffettino alla guerra. Eccolo dunque in un universo diversissimo, prossimo ad essere sconvolto dalla Prima guerra mondiale, dove il fantastico sembra aver perso ogni diritto di cittadinanza. Cosa accade al suo mondo poetico? Riuscirà Ciuffettino, il piccolo contestatore del mondo dei "grandi", l'ostinato "cappellone" ante litteram, a opporsi al potere della propaganda, così come gli era riuscito di fare con quello, magico, della Fata dei bambini? Ecco il link a Ciuffettino alla guerra di Yambo
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Vi presentiamo ora un testo propagandistico abbastanza inquietante, se letto oggi. Si tratta di Lettere al mio bambino nei primi mesi di guerra di Arrigo Macchioro. Uscito alla fine del 1915, è costituito da una serie di lettere che l'autore, insigne uomo di legge, invia al figlioletto Mario, nominato spesso con il vezzeggiativo di Mao, per spiegargli le ragioni della guerra contro l'Austria. Un libro che rappresenta un vero e proprio vademecum per l'indottrinamento dei giovani: Lettere al mio bambino nei primi mesi di guerra di Arrigo Macchioro
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Se i libri analizzati fin qui sono rivolti suppergiù alla fascia d'età dei pre-adolescenti, quelli che andremo ora a sfogliare  sono concepiti specificamente per coinvolgere un pubblico di lettori giovanissimi intorno ai temi epocali della guerra. Ed è il target di questi lavori ad attenuare la pesantezza dei loro contenuti propagandistici, poiché in pubblicazioni di tal fatta il testo è quasi sempre subordinato all'apparato di illustrazioni. Le due favole di cui si parlerà sono entrambe corredate dagli splendidi disegni di Golia (al secolo, Eugenio Colmo)un rappresentante eccellente della nostra tradizione, noto soprattutto per le vignette satiriche. Cominciamo, proponendovi un profilo di questo notevole artista, in riferimento alla sua produzione che precede la realizzazione di illustrazioni per l’infanzia. Ecco il link all'articolo: Golia e la satira di guerra
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Eccoci dunque al primo libro per bambini illustrato da Golia: Pentolino e la grrrande guerra, un testo del 1915 rivolto a piccolissimi lettori (oggi praticamente introvabile anche nel mondo antiquario). Si tratta di una favola molto divertente, piena di trovate spiritose, che trae spunto dalle azioni belliche per far divertire i bimbi, i quali vengono così messi in contatto, in un modo del tutto immaginifico, con i protagonisti della Grande Guerra. Qui il vero narratore della storia è proprio l’illustratore Golia, che fa la parte del leone e non smette mai di stupire con le sue gag strepitose, tenendo il giovane lettore con il fiato sospeso fino al finale. In un certo senso la parte testuale non è che un sovrappiù, come del resto ci deve aspettare da ogni buona storia per immagini. Vai all'articolo: Pentolino e la grrrande guerra
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Chiudiamo questo numero di AGG con una seconda favola illustrata da Golia. Una storia surreale-metafisica, scritta nel 1915 ed edita da Treves nel 1916, che anticipa sorprendentemente alcune trame fantastiche che elaborerà molti decenni più tardi Italo Calvino. La guerra rappresenta l’antefatto di questa curiosa vicenda: è già conclusa all'inizio della favola, e nel peggiore dei modi, con la distruzione totale del mondo. L'immane compito dei piccoli protagonisti sarà quello di rifondare il mondo su basi nuove che escludano la violenza: sarà possibile? Si tratta di un libro straordinario, soprattutto per le illustrazioni davvero fantastiche di Golia. Ecco il link: Tranquillino… dopo la guerra vuol creare il mondo… nuovo
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Come il mio piccolo Totò immagina la famosa frase:
«Oggi grandi duelli di artiglieria»
Terminiamo con una vignetta, pubblicata sul Corriere dei piccoli in data 11 novembre 1917, nella rubrica "La palestra dei lettori". Inviata da un genitore di un bimbo di nome Totò, ha superato le strette maglie della censura poiché non era facile riconoscerne il contenuto eversivo. È un'immagine che, osservata con attenzione, ci ricorda come l'infanzia rifugga naturalmente la ferocia della guerra, i cui elementi, anche linguistici, diventano sovente per essa un semplice e allegro gioco. E ci ricorda, per contrasto, che (allora come oggi) i reiterati messaggi di violenza veicolati dai media, se non accompagnati da un'opportuna chiave atta ad interpretarli o se la chiave offerta è - strumentalmente - falsificata, feriscono indelebilmente le coscienze in formazione dei giovani, favorendo la costruzione (per loro e per tutti) di un futuro colmo di orrori.
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