
Al centro dell'opera si trova una domanda antica e attualissima: il mondo ha un senso? L'accumulo di eventi casuali che scandisce l'esistenza risponde a qualche progetto? La vita del protagonista, gli incontri notturni, i frammenti della Genesi affissi sui muri di Milano e le numerose coincidenze che si verificano nelle sue giornate paiono suggerire interpretazioni differenti e continuamente mutevoli. Così, l'universo in cui egli si aggira non nega il mondo descritto da Jacques Monod, dominato dal caso e dalla necessità, senza tuttavia abbandonare il sospetto che dietro la trama degli avvenimenti contingenti si celi una forma di significato, un ordine possibile.
Il romanzo non risolve questa tensione e proprio per questo risulta convincente. L'eventuale significato metafisico non si trasforma mai in una risposta definitiva o consolatoria. Può apparire piuttosto come una possibilità che traspare talvolta in controluce: una presenza negativa, un vuoto che assume contorni riconoscibili proprio perché manifesta un'assenza. In questo senso, l'enigma non viene sciolto, ma abitato.
Dario Malini costruisce così un'opera ambiziosa, capace di affrontare questioni ontologiche senza rinunciare alla concretezza della vita quotidiana. Le strade milanesi bagnate dalla pioggia, la biblioteca di quartiere, la carrozza della metropolitana, i manifesti che raccontano una creazione senza Dio, la presenza misteriosa di una ragazza che dipinge rane sui muri, diventano il teatro di una ricerca che riguarda il senso stesso dell'esistenza.
Può Dio lasciarsi intravedere tra le pieghe del caos? Il romanzo non pretende di pronunciare una parola definitiva sulla questione. Eppure, al suo interno, il nulla può talvolta assumere una forma, l'assenza trasformarsi in significato, il caso suggerire un disegno. Magari proprio il graffito di una rana tracciato sulla parete di un edificio milanese.
Laura Neri
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