"Le rane di Sodoma", romanzo di Dario Malini

 
Uscito in questi giorni, Le rane di Sodoma di Dario Malini è un romanzo dalla struttura ardita, che ricorda quella di una composizione polifonica. Le molte voci che ne compongono la trama – attinenti alla Bibbia, alla scienza contemporanea, alla riflessione filosofica, alla cronaca – non convergono in una sintesi rassicurante, ma si intrecciano e si scontrano, generando una musica di sorprendente unità. Come in una fuga, temi differenti si rincorrono, si sovrappongono e finiscono per delineare un disegno complessivo inatteso.

Al centro dell'opera si trova una domanda antica e attualissima: il mondo ha un senso? L'accumulo di eventi casuali che sembra aver delineato l'universo può aver prodotto qualcosa che corrisponda a un progetto? La vita del protagonista, gli incontri notturni, i frammenti della Genesi affissi sui muri di Milano e le numerose coincidenze che scandiscono le sue giornate paiono suggerire interpretazioni differenti e continuamente mutevoli. Così, l'universo in cui egli si aggira non nega il mondo descritto da Jacques Monod, dominato dal caso e dalla necessità, senza tuttavia abbandonare il sospetto che dietro la trama degli avvenimenti contingenti si celi una forma di significato, un ordine possibile.

Il romanzo non risolve questa tensione e proprio per questo risulta convincente. L'eventuale significato metafisico non si trasforma mai in una risposta definitiva o consolatoria. Può apparire piuttosto come una possibilità che traspare talvolta in controluce: una presenza negativa, un vuoto che assume contorni riconoscibili proprio perché manifesta un'assenza. In questo senso, l'enigma non viene sciolto, ma abitato.

Malini costruisce così un'opera ambiziosa, capace di affrontare questioni ontologiche senza rinunciare alla concretezza della vita quotidiana. Le strade milanesi bagnate dalla pioggia, la biblioteca, la metropolitana, i muri ricoperti di manifesti diventano il teatro di una ricerca che riguarda il senso stesso dell'esistenza.

Può Dio lasciarsi intravedere tra le pieghe del caos? Il romanzo non pretende di pronunciare una parola definitiva sulla questione. Eppure, al suo interno, il nulla può talvolta assumere una forma, l'assenza trasformarsi in segno, il caso suggerire un disegno. Magari quello di una rana tracciato su un muro milanese.


Laura Neri

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