"Henri Desbarbieux. Verdun 1916: un'opera antimilitarista dimenticata"

Questa pubblicazione, curata da Carol Morganti e Dario Malini per ArteGrandeGuerra edizioni, presenta Verdun, opera a tutt'oggi interamente omessa dagli studi dedicati all'arte della Grande Guerra. La raccolta, un insieme di quattordici incisioni di grande qualità, è stata realizzata dall'artista-soldato Henri Desbarbieux nel 1916, anno in cui il saliente francese – tra febbraio e dicembre – fu teatro di uno dei più terribili scontri di logoramento della Prima guerra mondiale.
Verdun rivela la volontà di scandagliare in profondità la realtà della guerra, propria a un maestro che, mobilitato in prima persona a Verdun (unità di fanteria, 56° battaglione chasseurs à pied), dalla partecipazione al conflitto ha tratto materia per un accorato e incisivo appello antiretorico e antimilitaristico.
Raffigurare l’inferno di Verdun costituì per Desbarbieux una notevole sfida, anzitutto perché il maestro più che rappresentare i singoli avvenimenti della battaglia, volle rendere visibile l’invisibile: mostrare gli effetti esiziali dei combattimenti all'interno della scatola cranica dei soldati. Per fare ciò, imboccò la via di un personalissimo espressionismo, scelta stilistica che, non germogliata in seno ad alcun movimento di avanguardia, ma declinata in totale autonomia, si manifesta gradualmente allo sguardo dell’osservatore, veicolata da un insieme di elementi che devono essere decodificati con pazienza. Ne sono manifestazione la gestualità caricata delle figure, le deformazioni dell’espressività, i forti contrasti luministici generanti un senso di mistero e d’angoscia. Un ulteriore principio che caratterizza tale modalità espressiva è la resa degli spazi, specie per ciò che riguarda gli interni delle trincee, che a Verdun costituivano una rete di gallerie sotterranee dallo sviluppo imponente e capillarmente ramificato.
Desbarbieux li raffigura come irreali spazi claustrofobici (atti a rendere il senso d’oppressione di coloro che li abitano), caratterizzati sovente da una sorta d’estraniante ambiguità nella delimitazione tra l’interno e l’esterno e nella distinzione tra la notte e il giorno.
La sanguinosa battaglia di Verdun – per molte ragioni, quali la durata, i mezzi e le tecnologie impiegate, la logica perversa del logoramento che la connotò, il numero di soldati mobilitati, feriti e caduti – è divenuta emblematica di tutti gli scontri della Grande Guerra. Numerosissime sono le raffigurazioni che hanno avuto per oggetto i luoghi e gli eventi che la caratterizzarono, in gran parte di natura satirica, realizzate da artisti di tutti gli schieramenti in gioco (francesi, tedeschi, inglesi, italiani, austro-ungarici, russi), oltre che dei paesi neutrali. A dare l’idea dell’imponente mole di soggetti caricaturali prodotti in quegli anni, è indicativa la selezione proposta in un volume pubblicato a Parigi nel corso della battaglia (Verdun, images de guerre, a cura di John Grand-Carteret, Parigi 1916), che comprende 350 immagini. Le opere che invece non utilizzano lo schermo del linguaggio satirico, assai meno numerose, riprendendo in genere tranquille scene di retrovia oppure, pur raffigurando azioni di guerra, ne danno una visione edulcorata e propagandistica, atta a creare consenso.
L’opera che Debarbieux ha dedicato a Verdun si colloca entro una diversa linea espressiva, appartenente a quegli artisti che hanno saputo tramandare senza filtri gli orrori e la ferocia della battaglia , come ad esempio Félix Vallotton, autore di una composizione pittorica intitolata Verdun (Parigi, Musée de l’Armée), risalente al 1917, o Fernand Léger, che combatté a Verdun, dedicando a tale esperienza un significativo corpus di disegni. 
Come Léger, Desbarbieux fu un testimone diretto degli eventi della battaglia. Queste sue incisioni, di potente carica antimilitarista, indiscutibilmente non allineate alle tendenze nazionalistiche e patriottiche del tempo, raccontano la vita dei poilu tenendo conto della particolare condizione del singolo combattente, cui è preclusa una visione d’insieme.
La considerazione ricevuta dalla raccolta da parte della critica e della stampa, al momento della pubblicazione, fu assai scarsa, circostanza verosimilmente da imputare, oltre che al particolare “taglio” delle immagini, anche alla giovane età dell’artista, che era solo agli inizi della carriera, e alla sua posizione politica, gravitante in seno al movimento socialista. Successivamente Verdun andò incontro a un destino di totale dimenticanza, a partire dal dopoguerra, più propenso all'oblio che alla memoria, mentre Desbarbieux si allontanava dalla veemenza stilistica del periodo del conflitto, per accostarsi al gusto artistico mutato di quegli anni.
Riproposta oggi, quest'opera rappresenta una straordinaria e coinvolgente occasione di riflessione universale, data a noi uomini moderni, sull'esperienza della guerra.

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