Mostra Cicatrici - Cassina De' Pecchi 4 novembre - 2 dicembre 2018

La mostra CICATRICI - Le lacerazioni della Grande Guerra nelle opere riscoperte dei soldati, organizzata presso il MAIO (Museo dell’Arte in Ostaggio di Cassina de’ Pecchi, MI) in occasione del centenario della fine della Prima guerra mondiale, espone cinquanta opere originali, rappresentative della produzione artistica sorta nelle trincee della Grande Guerra. Si tratta di lavori (schizzi, disegni, oli, acquarelli, incisioni e litografie) provenienti da tutti i fronti, da riferirsi a memorie recuperate, preziose testimonianze tratte dall'oblio prima che si disperdessero per sempre. L’intento che si propongono i curatori è di riflettere sulle deturpazioni lasciate dalla Grande Guerra, di porre l’attenzione del visitatore sugli sfregi – visibili e invisibili – che hanno straziato i corpi (e le menti) dei soldati, i luoghi delle battaglie e l’intero corpo sociale: cicatrici indelebilmente impresse sulla memoria collettiva.

Henri Desbarbieux, Soldati in trincea, 1916, acquaforte
Significativi a tale proposito sono le terribili cicatrici che ancora straziano, dopo oltre cento anni, le zone che videro contrapposti gli eserciti francesi e tedeschi nella sanguinosa battaglia di Verdun, uno sterminato, territorio, inizialmente di oltre mille chilometri quadrati (denominato Zone Rouge), ancora oggi interdetto, pericoloso per i residui delle armi chimiche (piombo, zinco, arsenico...) e i prodotti della decomposizione di uomini e animali, cosparso inoltre da milioni di munizioni inesplose. A questo terribile scontro militare è dedicata la prima sezione dell'esposizione, che presenta la raccolta Verdun (opera a tutt'oggi interamente omessa dagli studi dedicati all'arte della Grande Guerra), eseguita nel 1916 dall'artista-soldato Henri Desbarbieux che, avendo partecipato all'omonima battaglia in prima persona, volle rendere visibile l’invisibile, evocando in queste incisioni gli effetti esiziali dei combattimenti sulle menti dei soldati.

Charles Harder, Soldati addormentati, 1914-15, litografia 
Simili claustrofobici cunicoli compaiono nelle sei litografie della raccolta Les preux… (I prodi) di Charles Harder la cui memoria, come quella di numerosi altri artisti-soldato, è andata dispersa nel cataclisma della Grande Guerra. In queste opere i "prodi" di Harder si aggirano come sperduti nella semi-oscurità di cupe gallerie, rischiarate da flebili candele, evidenziando tutta l'alienazione di una guerra lungamente attesa, e certo anche temuta, ma mai realmente combattuta, a difesa della frontiera Svizzera che rischiava d'essere attaccata dai tedeschi.

Fritz Gärtner, Fiori e filo spinato, 1916, acquaforte
La terza sezione della mostra pone all'attenzione del visitatore un'altra figura d’artista dimenticato, quella del soldato tedesco Fritz Gärtner, la cui ricerca espressiva intorno alla vita del fante ha un afflato eminentemente lirico, non privo di pregnanti punti di problematicità.

G. Focardi, Malato che mangia, 21 agosto 1917, disegno
La successiva sezione ci dà la rara opportunità d'entrare in un ospedale militare, accompagnati da alcuni disegni di metafisica essenzialità dell'italiano G. Focardi. Si tratta di efficaci schizzi che ritraggono dei soldati convalescenti, circondati da un vuoto congelato e spersonalizzante, quasi a mostrare come la loro vita durante la cura non fosse, in fondo, troppo diversa da quella che trascorrevano in trincea. In questo senso, l’ospedale raccontato dalle immagini di Focardi non si oppone alla guerra, ma ne rappresenta una fase necessaria, nella quale il malato è ridotto a cosa, un prodotto di scarto della macchina della guerra da "riparare" e rimettere rapidamente in ciclo.

Henry De Groux, L'altra trincea, 1916, acquaforte 
La quinta sezione della mostra si segnala per l'appassionato contenuto antimilitarista, presentando alcune opere dell’artista belga Henry De Groux (1866 - 1930), la cui figura, molto nota un tempo, per le mutevoli vicende che governano la fortuna critica è oggi sostanzialmente misconosciuta. In queste tavole di dirompente forza visionaria, la guerra assume la veste dell’orrore e della morte, evento folle e insensato, privo di qualsiasi finalità, per i vinti come per i vincitori, e - al tempo stesso - condizione imprescindibilmente connaturata all'essere umano.

Maurice Poitevin, Montécouvet, aprile 1917, disegno
Chiude l'esposizione una piccola ma significativa scelta di opere dell'artista soldato francese Maurice Le Poitevin, lettighiere combattente del 329° reggimento di fanteria. Immagini poetiche e potenti da osservare attentamente per decodificarne il senso recondito, come il disegno L’ora del tè in trincea nella quale un soldato, dalla cupa profondità di una trincea, volge lo sguardo all'improvviso - inopinatamente, verrebbe da dire - verso le stelle, ri-scoprendo una dimensione superiore, oppure come l'opera la cui immagine è posta qui sopra, che sembra trasportare di peso l'osservatore nella cupa profondità di una “creute” (caverna) abitata da soldati che paiono prigionieri, obbligandolo quasi a condividerne empaticamente il malinconico stato d'animo. 
Accompagnano il visitatore lungo tutto il percorso espositivo le parole di un testimonial d’eccezione, il grande Italo Svevo all'interno della cui riflessione gli eventi della Grande Guerra appaiono centrali, secondo la tesi sostenuta nel saggio, presentato in prima assoluta in occasione di questo evento, La Grande Guerra di Italo Svevo. La scoperta di una fonte letteraria ignota de “La coscienza di Zeno” che, sulla scorta del rinvenimento di una rimarchevole fonte letteraria ignota de La coscienza di Zeno, vuol promuovere un profondo ripensamento sui significati dell’ultimo romanzo dello scrittore triestino, il cui messaggio non può essere inteso pienamente senza tener conto degli eventi del conflitto, andando così ad assumere il valore di un potente e disperato monito ancora oggi angosciosamente attuale.

Titolo mostra:          CICATRICI
Sottotitolo:                Le lacerazioni della Grande Guerra nelle opere riscoperte dei soldati
Luogo:                        MAIO, Museo dell’Arte in Ostaggio, viale Trieste 3 - Cassina de’ Pecchi (MI)
Inaugurazione:         4 novembre 2018, ore 17 (con rinfresco)
Periodo:                     4 novembre - 2 dicembre 2018
Orario d’apertura:   Ma-Ve mattina (su prenotazione)
                                    Gio, Ve, Sa 15-18
                                    Do (11 e 25 novembre, 2 dicembre) 15-18
Ingresso:                   gratuito
                                    Visite guidate gratuite per scolaresche e gruppi su prenotazione
                                    (info e prenotazioni: 02 9529295, cultura@cassinadepecchi.gov.it)
Pubblicazioni:          in vendita presso la postazione al piano terreno

L’esposizione è articolata nelle seguenti sezioni:

Prima sezione:                 Henri Desbarbieux (La quotidianità dell’orrore)
Seconda sezione:            Charles Harder (L’enigma dell’attesa)
Terza sezione:                 Fritz Gartner (Frammenti lirici dal fronte)
Quarta sezione:               G. Focardi (La dimensione rarefatto dell’ospedale militare)
Quinta sezione:               Henry De Groux (La denuncia della follia)
Sesta sezione:                  Maurice Le Poitevin (Tra realismo e visione)

L'iniziativa ha avuto la concessione della Presidenza del Consiglio dei Ministri all'utilizzo del Logo ufficiale del Centenario della Prima Guerra Mondiale.

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