L’interventismo nelle vignette della rivista «Numero»

Fig. 1 Golia, Partiam! Partiam!
Nelle vignette pubblicate dalla rivista «Numero», gli umori interventisti cominciano a manifestarsi agli inizi di ottobre 1914, per acquisire via via più spazio, sino a diventare una tematica costante e preponderante. Ma già gli scritti e le immagini pubblicate precedentemente, tra settembre e ottobre, documentano il maturare dell’abbandono delle posizioni neutrali. Ne sono un segnale i colpi di penna ironici rivolti al neutralismo del governo Giolitti e, in particolare, al ministro degli esteri San Giuliano, bersaglio numero uno di queste note polemiche. 
La presa di posizione per l’interventismo si fa palese a partire dalla copertina del n° 41 (4 ottobre 1914), disegnata da Golia (fig. 1) con l’annuncio esplicito “Partiam! Partiam!”, a commento dell'immagine di un gagliardo bersagliere italiano armato di fucile che, a passo di corsa, si avvia alla guerra, mentre, in basso, i tre imperatori della Triplice, resi in proporzioni minuscole, lo osservano con aria sbigottita. Appare evidente quanto superata sia, a questo punto, nella visione di «Numero», qualsiasi tentazione di fedeltà ai vecchi alleati.


Fig. 2 Carlin, La mobilitazione del "Numero"
A questo primo altisonante annuncio segue una vignetta di Carlin intitolata La mobilitazione del "Numero" (fig. 2), che promuove una dichiarazione di intenti dai toni decisamente più scherzosi. Vi è raffigurato, in basso a destra, il portavoce della rivista, nelle vesti di un giullare porta-bandiera che guida un corteo dispiegatosi su tre fasce giustapposte. Alla sfilata partecipano cantori, maestri musicisti, il direttore, il critico, l’editore (Treves), i divi del teatro, il vate, i poeti, i futuristi… Insomma, tutti gli intellettuali della cerchia, uniti per promuovere la mobilitazione.


Fig. 3 Nisoli, La livellatrice
Passa la civiltà...!
L’argomento principe con cui viene caldeggiato l’intervento è l’anti-germanismo, tematica che prende corpo in svariate raffigurazioni, di grande modernità e potenza caustica, ospitate nei numeri successivi. La ferocia criminale del kaiser Guglielmo II, visto quale espressione dell’anti-civiltà contrapposta alla luminosa tradizione culturale germanica, ispira alcuni tra i più efficaci disegni di queste pagine. La Livellatrice, disegnata da Nisoli (fig. 3) per il numero di fine ottobre (n. 44), ad esempio, raffigura la gigantesca e slanciata effige di un milite tedesco, con elmo puntato e stivaloni, ripreso quale personificazione della morte. Con fare sadico e beffardo l'immane creatura si aggira, fumando la pipa, tra moderne costruzioni che cadono in rovina sotto l'urto della granata da 420 kg che porta con sé, ultimo ritrovato della tecnologia bellica teutonica. 


Fig. 4 Nasica, San... Guinario
Motivo quest’ultimo che riappare nella sarcastica effigie del San…Guinario (fig. 4), disegnata da Nasica, pubblicata nel «Numero» del 4 novembre 1914. Due obici 420 formano la cornice che contorna il ritratto del kaiser, con l'inusuale funzione di vere e proprie guglie di una cornice in perfetto stile gotico (che qui è da intendere come “germanico”, in senso spregiativo), mentre “il santo” reca l’attributo della spada insanguinata connotata dalla scritta “BELGIO”. 


Fig. 5 Musini, La grande civiltà alemanna
La nuova pavimentazione delle vie nelle città del Belgio e 
della Francia, conquistate dall'esercito tedesco.
Le efferatezze compiute in Belgio e Francia dai tedeschi sono, in effetti, frequente oggetto di satira corrosiva. A questo proposito proponiamo anche la macabra vignetta di Musini (fig. 5), uscita nel «Numero» di fine di novembre, intitolata La grande civiltà alemanna. L’enormità della falcidie, comprensiva anche di civili, perpetrata dai tedeschi permetterebbe, secondo il messaggio veicolato da questa sarcastica vignetta, la realizzazione di “nuova pavimentazione alle vie del Belgio e della Francia”. Nella scena si vedono infatti i militari tedeschi intenti a lastricare diligentemente con dei teschi le strade di una città bombardata.


Fig. 6 Tosini, Le mosche e il ragno
Il ragno ha teso la tela...
Nel 1915 il «Numero» prosegue la sua campagna di demonizzazione dell’avversario austro-tedesco con la pubblicazione di nuove, caustiche vignette. Nel disegno Le mosche e il ragno di Tosini (fig. 6), pubblicato sul n° 60 del 14 febbraio, un enorme aracnide ha intrappolato nella sua gigantesca tela diverse navi e torpediniere recanti le bandiere di Inghilterra, Stati Uniti, Francia, ecc. e si appressa a stritolare la nave con bandiera USA (in quello che appare quasi un presagio dell’affondamento del Lusitania). L'identità del ragno non è in discussione, avendo impresso sull'opistosoma lo stemma dell’impero guglielmino e la scritta «Deuschland uber alles!!». 


Fig. 7 Scarpelli, L'unico intervento...
... Con grande soddisfazione delle varie LL. MM. RR. II.
Nello stesso periodo, la rivista dà spazio all'acceso dibattito che contrappone i fautori dell’interventismo ai sostenitori della causa pacifista e neutralista. Nella vignetta di Scarpelli intitolata L’unico intervento dell’esercito italiano, almeno per ora…, del 7 marzo, la disputa assume la forma di una vera e propria contesa a suon di manganelli . I due litiganti - contrassegnati dalle bandiere "Viva la pace" e "Viva la guerra" -, si danno addosso, mentre una guardia che sopraggiunge alle loro spalle si accinge a mettere fine alla contesa colpendo alla testa il rappresentante pacifista (fig. 7). Motivo quest’ultimo che rende molto evidente da che parte stia il «Numero». 


Fig. 8 Carlin, Pane unico
- Padrone, tutti chiedono di questo pane…
- Dite... che non è ancora pronto... 
Il periodico non tarda ad accogliere i temi irredentisti, che si aggiungono alla già infuocata propaganda nazionalista a sostegno della causa dell’intervento. Nella vignetta Pane unico (fig. 8), di Carlin, del 21 marzo (n° 64), sono in grande evidenza due pagnotte, recanti la scritta “Trento”, l'una, e “Triste”, l'altra. La didascalia riporta un dialogo tra il garzone di bottega e il fornaio, che evidenzia come questo pane non sia ancora pronto. L'illustrazione suggerisce però che il pane irredentista, sul punto di essere infornato, sarà ben presto cotto al punto giusto...


Fig. 9 Golia, Pasqua
La medesima tematica riaffiora nel numero 67 della rivista, edita in occasione della Pasqua. Golia ne firma l'immagine di copertina (fig. 9) in cui una ragazzina con il capo turrito - l’Italia - si lecca le dita attratta dalle grandi uova di Pasqua esposte nella vetrina di un negozio, sulle quali sono stampati i diversi toponimi dell’irredentismo: Dalmazia, Trento, Trieste, … La bimba non potrà assaporare le ghiotte uova, perché il suo severo custode - Giolitti - la trascina via sgarbatamente. Giolitti è uno dei costanti bersagli della polemica anti-neutralità perseguita dal periodico in questo periodo. 


Fig. 10 Scarpelli, Risveglio
Con un linguaggio goliardico e accattivante, utilizzando le tecniche più raffinate della comunicazione e della persuasione, la gran parte delle grafiche di «Numero», uscite tra l’agosto 1914 e il maggio 1915, sono state forgiate per sedurre con il sorriso (talvolta anche con il ghigno), trascinando un preciso target di pubblico - composto soprattutto da giovani studenti e intellettuali - verso la causa bellica. Ne forniamo di seguito un ultimo esempio, tratto dalla copertina del n° 68 della rivista, uscita in data 11 aprile 1915. Il disegno in questione, opera di Scarpelli (fig. 10), mostra un'Italia dormiente, raffigurata come una giovinetta con il capo turrito, distesa placidamente in un prato primaverile: presto dovrà risvegliarsi dal suo torpore e indossare l'elmo e i calzari - vesti caratteristiche di Atena (divinità greca simboleggiante gli aspetti più nobili della guerra) - che le giacciono accanto, poiché un putto alato, in divisa da ardito, già soffia nella tromba della guerra, in prossimità dei suoi orecchi. Squillo metaforico che precede quello della battaglia reale di solo un mese e mezzo. 
Terminiamo qui, sperando di aver fornito elementi sufficienti a delineare come il «Numero» abbia assolto - con innegabile perizia e creatività - la sua parte nel preparare “psicologicamente” l'opinione pubblica a una guerra che forse poteva essere evitata.


Carol Morganti

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